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La riscrittura dell’affidamento condiviso e le “distrazioni” del sen. Pillon

 

Non rispondo mai agli attacchi personali – li considero una perdita di tempo – ma è mio dovere di presidente replicare alle critiche mosse all’associazione dal senatore Pillon in un lunghissimo intervento su facebook, del quale solo ora ho avuto casualmente notizia.

Anzitutto preciso di avere inviato personalmente al senatore da alcuni mesi il testo attuale della proposta di Crescere Insieme, pregandolo di adottarlo. Quindi è da tempo nelle sue mani. Inoltre, abbiamo avuto modo di tornare telefonicamente a confrontarci tanto che nell’ultima di queste occasioni il senatore si è convinto a introdurre un paio di essenziali modifiche al suo testo, come quella che se un genitore può e vuole fruire di tempi uguali il giudice non può dirgli di no. In aggiunta, è stato eliminato il termine “adeguati” ai tempi, ma il proponente non ha voluto saperne di eliminare anche “equipollenti”. Tutto questo anche per dire che non esiste da parte di Crescere Insieme una ostilità pregiudiziale, ma solo una fortissima preoccupazione per le gravi debolezze del ddl 735. Insomma, il sottocritto, unitamente all’amico Andrea Bocelli che cito non a caso, sono assolutamente concordi nei confronti degli obiettivi, ma questo non vuol dire che sottoscriverebbero quell’articolato. Evitiamo di fare una interessata confusione.

E anche per evidenziare come Il senatore aveva in mano il corretto testo con il quale confrontare il ddl 735. Ma ha voluto fare riferimento a un documento ufficiale, stampato? Benissimo, allora poteva e doveva considerare almeno la pdl 1403 (Bonafede et al.), pluricitata e del 2013 (se non il ddl 2014 del 2015) e non un testo del 2008!!! Lasciamo perdere, sarà stato distratto...

Entriamo invece nel merito, copia e incolla. Anche non usando il nostro testo più recente si legge: “«A prescindere dal rapporto tra i genitori il figlio minore ha il diritto, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi, con paritetica frequentazione e assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità per i figli, salvo i casi di impossibilità materiale; “[il giudice] Determina le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, tenendo conto della capacità di ciascuno di essi di rispettare la figura e il ruolo dell’altro e distinguendo la litigiosità interna alla coppia dalla unilaterale aggressività; stabilisce dove i figli avranno la residenza anagrafica e ne fissa il domicilio presso entrambi i genitori “; “Il perdurante maltrattamento intrafamiliare, la violenza sia fisica che psicologica, in particolare la violenza di genere e la violenza assistita dai figli, comportano l’esclusione dall’affidamento. Allo stesso modo sono sanzionate le manipolazioni dei figli volte al rifiuto o all’allontanamento dell’altro genitore e le denunce comprovatamente e consapevolmente false mosse al medesimo scopo, ove non ricorrano gli estremi per una sanzione più grave. In ogni caso verrà tentato il recupero del genitore abusante o carente, nel rispetto dei diritti dei figli di cui al primo comma dell’art. 337-ter c.c.”; Il godimento della casa familiare è attribuito di regola secondo la legge ordinaria; nel caso in cui la frequentazione dei genitori sia necessariamente sbilanciata è attribuito tenendo esclusivamente conto dell’interesse dei figli e compensandone le conseguenze economiche”. Dunque non manca proprio nulla.

E ora guardiamo il viceversa: i tempi “equipollenti” (che non si spiega né cosa si vuol dire né cosa ci stanno a fare), il “paracadute” dei 12 giorni (concessione alla discriminazione di immenso valore negativo di principio), la “scelta della residenza abituale del minore”, le “spese ordinarie e straordinarie”, ovvero dentro e fuori assegno secondo tutti i protocolli dei tribunali, che smantellano quanto guadagnato con la legge e la stessa dottrina, cosa ci stanno a fare in un progetto che proclama di voler far trionfare la piena bigenitorialità? E l’uso continuo di termini metagiuridici, come danno “psico-fisico”, “trascuratezza”, “adeguati”, “facile”, “difficile” nonché lo stesso “interesse del minore dove portano se non a moltoplicare il potere discrezionale del magistrato?

 

Non ho molta speranza in un ravvedimento, ma spero che almeno a una parte del popolo plaudente venga voglia di leggere l’articolato invece che limitarsi agli obiettivi. (M.M.)