FIRENZE: Approvato il Registro di bigenitorialità

Genitori separati, a Firenze il Registro di bigenitorialità

L'atto è stato fatto proprio dalle commissioni Bilancio e Politiche sociali e Sanità

Anche il Comune di Firenze si doterà di un Registro della bigenitorialità. L'iter, già avviato dall'assessorato al Welfare, ha registrato ieri un'ulteriore accelerazione con l'approvazione da parte del Consiglio comunale della mozione proposta dal capogruppo di Forza Italia Jacopo Cellai e fatta propria dalle commissioni Bilancio e Politiche sociali e Sanità.

Sono oltre trenta le città in Italia che hanno già adottato questo strumento (tra queste Trento, Savona, Verona, Parma, Milano, Bologna), che ha l'obiettivo di garantire il diritto di ogni figlio a fruire dell’apporto educativo e affettivo di entrambi i genitori, a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, a ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi, anche qualora siano separati o divorziati, e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Attraverso l'iscrizione al registro, che potrà essere effettuata anche da uno solo dei genitori separati o divorziati, il figlio potrà ricevere posta e comunicazioni in entrambi gli indirizzi, sia quello di effettiva residenza che quello dell'altro genitore.
La creazione e l’aggiornamento del registro, consentirà, tra l'altro, che chiunque lavori con i minori nell’ambito comunale nell’esercizio delle professioni socio-sanitarie e delle professioni scolastiche (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi, etc.) sia tenuto ad inviare ad ambedue i genitori copie di qualunque comunicazione.

"Considerato il numero sempre crescente di coppie di genitori separati nella nostra città – ha notato Cellai – crediamo sia importante la creazione di questo registro, come segnale concreto di attenzione alla corretta crescita dei figli, e come gesto di sensibilità e umanità da parte dell'amministrazione comunale". 

 

Di seguito il testo completo della mozione

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Affido, l’inganno dei moduli

Paralisi risolta grazie alle associazioni

Quando un governo vara una legge ha il dovere di verificarne poi la corretta applicazione e di dotare le istituzioni di strumenti adeguati per rilevarne l’efficacia? Domanda retorica, evidentemente. Ma serve per comprendere quanto capitato a proposito della legge 54 del 2006 sull’affido condiviso. A lungo esperti, associazioni ma anche politici hanno sottolineato le "resistenze" riguardo all’applicazione della legge. Sono stati organizzati convegni e scritti migliaia di articoli. Possibile che ad alcun funzionario del ministero della Giustizia siamai balenata l’idea di chiedere all’Istat la revisione dei moduli?

Solo l’insistenza delle associazioni è riuscita laddove lapolitica è risultata latitante. Di rilievo, in particolare, l’impegno di "Crescere Insieme" presieduta da Marino Mglietta: «La revisione dei moduli? Iniziativa partita dal basso come lo fu, 12 anni fa – osserva – l’affidamento condiviso. È noto d’altra parte come sui diritti dei figli la sensibilità dell’associazionismo sia ben più attenta di quella della politica». (L.Mo.)

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Alienazione genitoriale: cos'è e perché se ne parla in questi giorni

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RADICALE MODIFICA IN TUTTI I TRIBUNALI DELLE SCHEDE ISTAT PER SEPARAZIONE E DIVORZIO

COMUNICATO STAMPA

 

Firenze, 22 febbraio 2018 – Dopo avere constatato - in base all’analisi delle schede compilate nei tribunali tra il 2005 e il 2015 in occasione di separazione e divorzio (Report nov. 2016) - che “al di là dell’assegnazione formale dell’affido condiviso, che il giudice è tenuto a effettuare in via prioritaria rispetto all’affidamento esclusivo, per tutti gli altri aspetti considerati in cui si lascia discrezionalità ai giudici la legge [sull’affidamento condiviso] non ha trovato effettiva applicazione”, l’Istat ha proceduto a modificarne radicalmente i contenuti. Finora, difatti, queste erano costruite sul vecchio modello monogenitoriale, avendo assorbito la filosofia dominante, fondata su un solo genitore (il “collocatario”), che riceve dall’altro il denaro per provvedere ai bisogni dei figli, assumendo in esclusiva ogni decisione della vita quotidiana e ogni diretta responsabilità. L’Istat adesso, percepita l’inadeguatezza e l’infedeltà della prassi (come si legge nelle Istruzioni che accompagnano la modulistica), introduce domande che renderanno imbarazzante la risposta, se il provvedimento del giudice sarà ancora di taglio monogenitoriale e non terrà conto dei diritti del minore. Si vuole sapere, infatti, ad es., quali sono i capitoli di spesa assunti da ciascun genitore (la legge prevede il mantenimento diretto, individuale, dei figli, e non l’assegno), quante volte al mese il figlio pernotta da ciascun genitore (visto che per legge il rapporto deve essere equilibrato), se non si è proceduto all’ascolto dei figli “perché manifestamente superfluo”; e simili.

Il cambiamento si fonda, dunque, sulla necessità di ovviare alle difficoltà derivanti dalle letture notevolmente diverse date da un numero crescente di tribunali, che hanno costretto l’Istat ad adeguare i quesiti effettuando una scelta tra le varie correnti di pensiero della magistratura stessa. La nuova modulistica, pertanto, non rappresenta il risultato di una sorta di supervisione di tipo giuridico, che non competerebbe a un istituto di statistica, ma la conseguenza dell’analisi stessa dei dati acquisiti in precedenza nel tempo. L’associazione Crescere Insieme, che ha ideato e promosso un autentico affidamento condiviso, prende atto con viva soddisfazione di questa iniziativa e si augura che possa contribuire a far meglio rispettare il diritto indisponibile dei figli alla bigenitorialità.

Marino Maglietta

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