Legge sulle unioni civili

 
Cosa cambia per le convivenze
 
Il 25 febbraio scorso il Senato ha approvato il disegno di legge sulle unioni civili. Il testo non è ancora legge dello Stato mancando il passaggio (dall'esito scontato) alla Camera dei Deputati.
Si tratta di un provvedimento che ha suscitato un aspro dibattito sia in Parlamento che nella società civile perché introduce nell'ordinamento una nuova disciplina delle convivenze, non solo tra persone dello stesso sesso ma anche tra eterosessuali.
In sintesi, la legge si compone di due parti; la prima è dedicata a regolamentare le unioni tra persone dello stesso sesso (c.d. unioni civili) mentre la seconda si applica alle convivenze di fatto, anche tra eterosessuali. 

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Martedì 1 marzo, Crescere Insieme a Radio Radicale

 

Una panoramica sul diritto di famiglia degli ultimi 10 anni e un appello affinché il Parlamento realizzi l'affidamento condiviso bis, completando l'opera già iniziata in Senato

Su RADIO RACICALE segui il link per ascoltare l' intervista

Nel programma le scuse di Marino Maglietta per avere citato a sproposito le possibilità di intervento delle Regioni, che sono relative ai soli refendum e non anche alle iniziative di leggi. L'idea, comunque, resta politicamente valida, anche se operante per altre vie.

 

Unioni civili, il giallo dell'articolo 65

 

Nel caos innescato dalla pretesa di comprimere i due capi del ddl Cirinnà ("Delle unioni civili" e "Della disciplina della convivenza") in un solo lunghissimo articolo, in modo tale da trasformarlo nel maxiemendamento su cui stasera il Senato voterà la fiducia, nella penna del legislatore sono rimasti incongruenze e svarioni, sia giuridici sia lessicali. Il più clamoroso, segnalato dal giurista Marino Maglietta, docente di diritto di famiglia  e "padre" dell'affido condiviso, è nel comma 65 del nuovo articolato: "In caso di cessazione della convivenza di fatto il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro convivente… "?. Che cosa? Il comma 65 non lo dice. La frase prosegue infatti con una congiunzione: "e gli alimenti qualora versi in stato di bisogno". Incomprensibile. E' stata semplicemente aggiunta una congiunzione ("e") che non doveva esserci? Oppure il legislatore aveva intenzione di inserire un altro elemento alla proposizione che poi, nella fretta, gli è rimasto nella penna?

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Divorzio facile

Milano, divorzio facile: "Si può fare anche senza incontrarsi". Il giudice cancella l'ultimo tabù

Fino ad ora i coniugi dovevano presentarsi "personalmente " in Comune. Un'indicazione che il tribunale - a cui si è rivolta una coppia contro l'Anagrafe - considera non obbligatoria. L'unico caso in cui la presenza dei coniugi rimane necessaria è il divorzio non consensuale

di FRANCO VANNI, da Repubblica - 18 febbraio 2016

MILANO- Divorziare in Comune, senza nemmeno doversi presentare di fronte all'impiegato dell'anagrafe. È la possibilità riconosciuta da un giudice a due coniugi che avevano scelto il cosiddetto divorzio facile.

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