Alienazione Genitoriale

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La separazione "quasi" perfetta di G. BOLLEA, padre della moderna neuropsichiatria infantile (NPI)

Il Comitato dei ministri del consiglio d'Europa, nel febbraio 1985, considerando l'evoluzione

del "contenitore" famiglia, non parla più d'autorità genitoriale, di "patria potestà" di romana

memoria, ma di "responsabilità genitoriale". Il figlio è "soggetto" di diritti e i genitori sono

portatori di "poteri", ma nella funzione esclusiva dei "doveri" che hanno verso i figli.

Tali doveri sono di entrambi i genitori, sia prima che dopo la separazione.

Ogni modalità tecnica, logistica ed economica, deve parti re da questa nuova ed esclusiva

ottica: i figli. Esso, perciò, consiglia ai vari stati membri della Cee l'affido congiunto liberamente

accettato o in prima istanza imposto dal giudice: nell'affido congiunto, il concetto di

abitazione, di locazione, viene distinto da quello di educazione. I figli abitano con uno dei

genitori affidatario, nel senso di "locatario", ma tutte le decisioni, tutte ripeto (modalità di vita,

scuole, viaggi, interventi medici, sport, vacanze, modalità educative ecc.) vengono prese dai

due genitori (non dal giudice) con o senza discussioni, come se ci fosse ancora un'unica

famiglia. Così a poco a poco la "dissociazione coniugale" si trasforma in una "intesa

genitoriale", quella che è veramente indispensabile per l'equilibrio dei figli. Ciò sarà sempre

più possibile se si seguiranno questi consigli:

- gli avvocati, i medici di famiglia, i genitori della coppia, dovrebbero aiutare la coppia a

tenere ben differenziati i concetti sopra detti di "dissociazione coniugale" e di "intesa

genitoriale"; invitare, così, la coppia a tenere sempre distinta l'ottica dei figli dalla loro, e con

l'aiuto di un tecnico neuropsichiatra infantile o un altro tecnico di fiducia, concordare tra di

loro, prima di presentarsi dal giudice, le modalità di vita dei figli dopo la separazione,

prescindendo dal loro lutto psi cologico, ma impegnati a fondo nel loro "dovere genitoriale": il

meglio possibile per i figli nell'inevitabile disgrazia che è loro capitata;

- i genitori devono tener presente che nella maggior parte dei casi di separazione, il

formarsi di due nuclei porta sempre un danno economico. Comunque il livello di vita dei figli,

sia che stiano con la madre che con il padre, deve essere uguale a quello del partner che è

uscito di casa. E triste, e qui lo ripeto, vedere a quali piccinerie economiche ex mariti facoltosi

ricorrono pur di punire l'ex moglie (o viceversa) colpendo in questo modo i figli che colpe

non hanno;

- tenuti distinti il problema dei figli e quello economico, impegnati nella ricerca di un

accordo con alto civismo ed equità morale, occorre, poi, che i genitori, nello stabilire il regime di vita

dei figli come sopra detto, tengano sempre pre senti i semplici, ma essenziali accorgimenti che seguono:

1) Quando il figlio più piccolo è al di sotto dei dieci-dodici anni, è meglio che la

"locataria" sia la madre e il padre non dovrebbe oppor si, ma aiutare a realizzare al meglio

questa soluzione; dopo i figli potrebbero eventualmente passare con il padre il periodo scolastico

(più facile da tenere dato l'impegno scolastico prolungato) e con la madre il lungo

periodo delle vacanze (dal 10-15 giugno a settembre);

2) fin dove è possibile, le due abitazioni debbono essere vicine, ottimo se fossero nella

stessa circoscrizione scolastica;

3) al limite, se non ci fosse in Italia la difficoltà della "casa", sarebbe quasi meglio che si

andasse tutti in nuove case, sempre però nella stessa circoscrizione per non turbare le abitudini

extrafamiliari dei figli (scuola, amici ecc.);

4) visite del padre: debbono essere concordate in modo che il padre possa veramente

esercitare il suo "dovere pedagogico" e forse ancora di più di quando tutti erano uniti. In

genere i miei consigli sono: week-end alternati dal venerdi sera al lunedi mattina (impegni

sportivi, di festicciole o altro, dei figli permettendo); una visita settimanale (o anche due) un

figlio per volta o insieme il gruppo dei fratelli dalle ore 17-18 (dopo aver fatto i compiti) al

giorno dopo: cenano con il padre, discutono, guardano la TV, respirano l'atmosfera paterna;

settimana bianca, feste come di uso abitua le, ma senza rigidismi;

5) non escludere mai i nonni. Ottimo il pernottare qualche volta da loro;

6) una volta ogni 20-30 giorni, la famiglia pranza o cena insieme, sen za eventuali

conviventi; unione familiare in cui si può anche discutere di tante cose e dare un indirizzo pedagogico

unitario, se possibile. Ciò rafforza nei figli la sicurezza del possesso dei loro due

oggetti d'amore e né il padre, né la madre hanno più ragione di temere il furto di paternità o di

maternità di eventuali convi venti: si forma così, a poco a poco, quella che io chiamo

"superfamiglia";

7) se i figli danno festicciole (in genere in casa della madre se è lei la "locataria") il padre

deve "fare" presenza poiché ciò è importante per i figli di fronte ai loro amici;

8) qualora i genitori abitino in città differenti, in genere i figli stanno con la madre durante

il periodo scolastico e con il padre durante il periodo estivo, dalla fine della scuola all'inizio in

settembre, salvo 15-20 giorni di vacanza con la madre. Ma questo può variare in base alla

lontananza delle due città, al tipo di occupazione del padre o dal tipo di scuola dei figli ecc.

Spesso dopo i dieci-dodici anni si preferisce, anche in questo caso, invertire la locazione e

dare al padre il periodo scolastico, più organizzato e quindi più facile da gestire, e alla madre

tutto il periodo delle vacanze. Occorre però sempre considerare di non turbare la

socializzazione dei figli, pensare al loro futuro, alla necessità più o meno sentita di

un'identificazione con il padre ecc.;

9) il partner non locatario ha diritto di avere i figli durante tutte le fe ste riconosciute

(escluso: Natale, Capodanno e Pasqua che seguono un altro ritmo);

10) ultimo, ma fatto più importante, i due genitori, nonostante la gravità del loro dissidio,

nonostante il lutto psicologico (sempre più grave per uno di essi quando l'altro lo ha lasciato

per un altro amore) mai, dico, mai, un genitore deve demolire l'altro come genitore, perché a

medio termine subirà un forte giudizio negativo da parte del figlio. Come genitori possiamo

non essere perfetti, ma la creazione di un figlio è sempre un atto d'amore, così lo con

cepiscono i figli e per questo non possono accettare la distruzio ne di uno di essi.

Il problema grave è: "il Tribunale".

Abbiamo già sottolineato il forte danno procurato ai figli dalla lunghezza del procedimento

giuridico (provvedimenti provvisori, vari rimandi alle udienze distanziati di mesi ecc).

Occorre rivoluzionare tutto questo.

In mancanza, purtroppo, in Italia, del Tribunale familiare, noi tecnici consigliamo d'urgenza:

a) al Ministero di Grazia e Giustizia di creare nel Tribuna le Civile una Sezione speciale

che si occupi solo di diritto di famiglia;

b) al Comune di creare nel Dipartimento Materno Infantile una "Unità territoriale"

specializzata nei rapporti con la Magistratura quando tratta problemi minorili, unità formata da

un neuropsichiatra infantile, uno psicologo e un assistente sociale.

Quando il giudice di detta Sezione riceve una richiesta di separazione dovrebbe:

1) fissare la prima udienza al più presto possibile (non oltre il mese). In detta udienza

invitare la coppia, come ho detto, a una serie di colloqui presso tecnici di sua scelta e a

presentargli entro 15 giorni le sue proposte sia sulle modalità di vita dei figli (con il consiglio

eventuale dei tecnici, di cui sopra) sia sul problema economico;

2) comunque affermare subito, alla prima udienza, che l'affido sarà congiunto, quindi:

- un genitore sarà "puramente" locatario

- tutti gli altri doveri genitoriali saranno congiunti

3) se le proposte fatte e firmate dai genitori non sono con cordanti, il giudice le sottoporrà

all'Unità territoriale sopra detta, competente in base al domicilio dei genitori. Essa ha il

dovere-diritto di approfondire lo studio della relazione avuta, anche interrogando genitori,

parenti, insegnanti e, se necessario i figli o i tecnici consultati dai genitori. Qualora la

relazione dei genitori concordi, potranno aggiungere consigli ulteriori.

Entro 15-20 giorni consegnerà al giudice il proprio punto di vista;

4) dopo dieci giorni il giudice in seconda udienza decide le modalità di affido definitivo

con tutti i consigli, come ho sopra detto, ai genitori e nomina il giudice tutelare, che dovrà

farli osservare

5) dopo un mese, in terza udienza, decide il problema eco nomico per quel che riguarda i

figli e in generale se possibile; 6) per nessuna ragione questi tempi dovranno essere prolungati,

quindi tutto l'iter è completato nel giro di 100-120 giorni. Ciò porterà come costume che i genitori si

prepareranno alla separazione, parleranno insieme con i tecnici, cercheranno tra loro i punti di

incontro o meno per quel che riguarda i figli. Gli avvocati li aiuteranno a riportare l'essenziale

e non a scavare inutilmente nel passato fatti, azioni o supposizioni che non fanno altro che

aumentare la lotta: si distruggerebbero reciprocamente e inutilmente e poi i figli maggiorenni

potranno leggere queste reciproche accuse, sempre poco edificanti perché spesso sono forzate

per vincere le cause dei figli e della casa. L'affido è congiunto, il problema economico è

essenziale in funzione dei figli: da quest'ottica non si sfugge e il giudice deve imporre loro

l'essenziale e nominare subito il giudice tutelare;

7) la figura del giudice tutelare assume grande importanza. Egli deve assolutamente seguire

il caso, soprattutto nel primo anno. Spesso la madre "locataria" è quella che manca più facilmente

escludendo l'altro genitore (o l'altro genitore rapidamente si autoesclude dal suo compito genitoriale).

Il giudice tutelare in Francia condanna, e immediatamente, a forti pene pecuniarie ogni

mancanza genitoriale e con estrema severità. I genitori hanno "doveri genitoriali", non poteri, questa

è la nuova giurisdizione proposta dalla Cee: i figli sono "soggetto" di diritto. Il giudice tutelare può,

eventualmente, modificare via via alcune delle disposizioni date dal giudice del Tribunale,

eventualmente rivolgendosi all'Unità Territoriale specialistica di cui sopra. Il giudice del Tribunale

deve sapere che è lui corresponsabile, con i genitori, della psicopatologia dei figli, perché troppo

spesso prolunga inutilmente la causa di separazione.


Ecco quel che intendo per separazione "quasi" perfetta. Conosco tutte le possibili obiezioni

che si possono fare a questa rivoluzionaria procedura (e sarei pronto a discuterla in qualsiasi

tavola rotonda con giudici, avvocati, nonni e coppie esasperate). Ricordarsi: sempre nella

separazione i figli sono portatori di "diritti", sono loro che determinano e, d'ora innanzi,

debbono imporre a genitori e a giudici i loro tempi psicologici.

 

(da "Diapason", N. 2, I Semestre 1990)