Alienazione Genitoriale

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Alienazione Genitoriale come modello esplicativo delle FALSE ACCUSE

Dinamica tipica della falsa accusa

La maggior parte delle false accuse, vale a dire non derivanti da esperienze realmente avvenute, si trovano nella specifica nicchia di ex coniugi con figli piccoli e impegnati in una battaglia legale per la custodia e i diritti di visita.

I ricercatori che hanno esplorato il fenomeno delle false accuse di abusi sessuali non hanno mai sostenuto che il bambino mente se le sue dichiarazioni non sono basate su fatti reali. Egli, infatti, non sta mentendo, è piuttosto la vittima di induzione, vale a dire, ha appoggiato l'idea o il contenuto suggerito dalla domanda, e il contenuto nella sua mente diventa una "realtà psicologica o narrativa" in contrapposizione ad un fatto storico o un fatto corrente. Inoltre, secondo la stessa ricerca, l'adulto, genitore o meno, che fa domande suggestive non ha l'intenzione di costruire una menzogna, ma cerca solo di proteggere il bambino (Ceci e Bruck, 1995).

La maggior parte delle false accuse prodotte in questo specifico contesto hanno una dinamica simile. Si tratta di genitori separati che hanno perso la fiducia l'uno nell'altro.

Il genitore affidatario, spesso la madre, è tuttavia costretto a lasciare regolarmente o occasionalmente il bambino all'altro genitore. Sospettosa e forse sentendosi vittimizzata in molti modi dall'ex coniuge, la madre ritiene che il bambino non possa avere nulla di buono da suo padre. La sua paura è regolarmente confermata quando il bambino torna dalla sua visita. Infatti, i sintomi e altri indicatori comportamentali osservabili nei bambini attribuibili alla stessa separazione dei genitori, vengono attribuiti dal genitore in questione alla non adeguatezza se non al comportamento dannoso dell'altro genitore. Così avviene la distorsione di conferma (o effetto Rosenthal). Più il genitore esigente è preoccupato per quello che potrebbe accadere in altri, più febbrilmente la sua attenzione selettiva entra in azione. Ma tale iper-vigilanza selettiva gli consegnerà inevitabilmente gli indici ricercati poiché nessuna attenzione viene data alla realtà contraria. Ed ecco questo genitore ansioso d'ora in poi convinto che il bambino sia vittima di negligenza, d'abuso fisico, se non d'abuso sessuale. E il processo di iperprotezione prende il via.

Alla prima occasione (ad esempio, una vulva rossa), la madre potrebbe chiedere: "chi ti ha fatto questo?" La domanda eminentemente suggestiva presuppone che qualcuno ha fatto qualcosa! Influenzata da questa dichiarazione implicita, la bambina potrebbe rispondere che è stato il genitore che ha appena visitato, senza avere la minima idea della macchina orribile che così viene messa in moto. E se invece la ragazzina tace, la preoccupazione della madre può aumentare, quindi, per essere sicura di proteggere sua figlia, la madre può chiederle semplicemente: "è papà che ti tocca là?„. Anche se nulla di tutto questo è avvenuto, la bambina è a rischio di fare suo il messaggio indotto e, sul filo delle domande, dare prove maggiori di un abuso di cui presto non si potrà dubitare più.

Tale processo non è assimilabile né alla frode, né alla malizia. Il genitore ansioso e inquisitore non è un genitore malato, malizioso o distruttivo. È lui stesso vittima di un processo. La preoccupazione di alcuni genitori li fa soccombere all'attenzione selettiva; cercano di primo acchito di vedere confermare i loro timori e rifiniscono per squalificare l'altro genitore anche se quest'ultimo non ha nulla da rimproverarsi. Ecco una delle fonti dell'alienazione genitoriale.

Si pone qui la questione che si potrebbe definire "dell'uovo o della gallina", cioè: l'alienazione genitoriale deriva dalle preoccupazioni apparentemente confermate del genitore amato o è lo scopo delle sue ansie inquisitorie che conducono alle accuse? In quest'ultimo caso, si tenderebbe a ritenere l'alienazione genitoriale come preesistente e fatalmente orientata verso la falsa accusa. La nostra posizione invece concepisce piuttosto l'alienazione genitoriale come causata dalle ansie del genitore alienante. Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, queste preoccupazioni non riguardano direttamente eventuali abusi sessuali, basta temere che il bambino non si trovi tanto bene presso l'altro genitore perché il processo si metta in moto da sé.

Quando gli esperti ed i ricercatori hanno scoperto e quindi rivelato che l'alienazione genitoriale è un terreno particolarmente favorevole a qualsiasi tipo di accusa, sono stati vittime del medesimo trattamento di dieci anni prima per il caso del concetto di false accuse in materia d'abuso sessuale. In effetti, i due concetti sono a volte associati così da vicino che chiunque studia la dinamica di uno spesso incontra la dinamica dell'altro. Si può dunque concludere che i ricercatori ferocemente attaccati dall'opinione pubblica a causa dell'uno o del'altro concetto sono spesso gli stessi. Le opinioni divergono solo sulla questione che abbiamo visto sopra "dell'uovo o della gallina".

L'alienazione Genitoriale

Abbiamo già definito l'alienazione genitoriale come "il rifiuto ingiustificato manifestato da un bambino rispetto ad uno dei suoi genitori." Questa condizione si verifica spesso nel contesto della separazione dei genitori. Quando si cerca di individuare le fonti e le cause di questo alienazione viene rilevato spesso in uno dei genitori la preoccupazione che, più o meno sottilmente, la porta di esercitare volontariamente o meno "influenze alienanti" sul minore in questione. Questo può subire gli effetti dell'influenza o no. Se gli subisce, diciamo che è affetto da alienazione genitoriale.

Il genitore alienante presunto più spesso si manifesta molta ansia. Tuttavia, siccome è la madre nella maggioranza dei casi, lo studio del fenomeno mette ancora ricercatori ed esperti sulla graticola: ci sono di nuovo alcune femminista che protestano. Tuttavia, che siano per lo più le madri che esercitano influenze alienanti non è sorprendente. Non è che la madre (o la donna) abbia una propensione maggiore del padre (o uomo) a diventare genitore alienante. Del resto, le prove cliniche dimostrano chiaramente che un padre alienante è a tutti gli effetti comparabile a una madre alienante. Ma il fatto è che sono di più le madri ad assumere lo status di genitore amato e i padri quello di genitore rifiutato.

La ragione è facile da comprendere. In realtà, perché una preoccupazione parentale arrivi ad influenze che alienano il bambino, occorre che si condivida tempo a sufficienza insieme. In altri termini, se un genitore che aliena c'è, si tratta nella maggioranza dei casi del genitore affidatario, dunque della madre più o meno nel settantacinque percento dei casi come ne risulta dalle decisioni giudiziarie (Cyr, 2006; Marcil- Gratton & le Bourdais, 1999). Alcuni gruppi hanno protestato così tanto a causa di questo apparente attacco del patriarcato contro le madri che alcun esperti, tra cui Gardner, hanno fatto un passo indietro e hanno riconosciuto che, fra i genitori che alienano, ci sono altrettanti padri che madri (Gardner, 2002). Una ritrattazione che sembra quasi troppo politically correct! Il riconoscimento del concetto di alienazione genitoriale è certamente rallentato dall'equazione "genitore che aliena uguale madre„. Alcune femministe si sentono in obbligo di denigrarla come "anti-donna„. Cercare di osservare meglio il concetto dell'alienazione genitoriale e misurarne gli effetti resta dunque un compito assai complicato a causa dell'opposizione femminista. Che ottiene inoltre un sostegno inaspettato da un altro ambito: si tratta del mondo degli psicanalisti tradizionalisti.

La leggenda del giudizio di Salomone

E' una metafora che è ampiamente utilizzato dai professionisti di scuola psicoanalitica per impedire l'intervento giudiziario nei casi di alienazione genitoriale (Hayez e Kinoo, 2005). Secondo la Bibbia Il re Salomone si trovò di fronte a due donne che pretendevano la restituzione del bambino di cui affermavano ambedue di essere la madre. Nella sua saggezza leggendaria, Salomone fece finta di voler tagliare il bambino in due per soddisfare in modo esattamente uguale le due pretese. Ovviamente, la vera madre rivelò la sua identità con la sua opposizione vigorosa e per la scelta di lasciare il bambino all'altra pretesa madre. Allora – dicono questi professionisti – la stessa saggezza si dovrebbe applicare ai casi di alienazione genitoriale. Come la madre vera nel racconto biblico, il genitore alienato, vale a dire quello respinto, dovrebbe abdicare per amore, auto-eliminarsi dalla vita del bambino per evitare che venga strappato all'altro genitore e lasciargli l'affidamento. Questa atroce interpretazione cerca di superare la convinzione universale che un bambino ha un bisogno fondamentale di godere di entrambi i genitori quando sono adeguati, vale a dire quando l'uno e l'altre sono fonti di identità e benefici educativi.

In tribunale, altri argomenti sono invocati per sostenere il non intervento. Si dice, per esempio, che un bambino dal divorzio ha già sofferto abbastanza per questo e non si deve imporre l'obbligo addizionale di vedere un genitore non vuole vedere. E sarebbe come dire che dovremmo risparmiare l'appendicectomia a un bambino a rischio di peritonite con il motivo che l'appendicite lo ha già fatto soffrire abbastanza.

L'antagonismo tra gli operatori clinici e quelli giudiziari. La sfiducia reciproca

Una sfiducia esiste tra gli operatori clinici e gli operatori giudiziari, che ha molti aspetti. I medici credono che il mondo giudiziario non comprenda nulla dell'umano, agisca secondo la lettera della legge e disprezzi la realtà psicologica. Il mondo giudiziario, in compenso, ritiene spesso che i medici siano cuori teneri che mancano di rigore, impressionabili e pronti a nascondere la prova per favorire ciò che credono il bene del loro paziente (Melton, Petrila, Poythress, & Slobogin, 1997).

L'esperienza ha d'altra parte dimostrato che un operatore clinico, anche se è pieno di buona volontà, è un cattivo collaboratore per l'operatore giudiziario vista la distanza dei due paradigmi (Melton e Al, 1997; Tavris, 2003). È il motivo per cui si fa appello all'esperto in psicologia giuridicalegale che supporta gli operatori giudiziari nella materia di psicologia. Quest'esperto non è impegnato a titolo di clinico, cioè come aiuto di un paziente, ma agisce come uomo di scienza e si preoccupa dei fatti psicologici attestati da strumenti di misura affidabili e validi (Ornstein & Gordon, 1998).

Non è un caso che sono gli operatori clinici generalmente a respingere il concetto di alienazione genitoriale e, soprattutto, ad opporsi alle decisioni giudiziarie necessarie. Anche quando un clinico accetta il concetto dell'alienazione genitoriale, suggerisce una misura che crede efficace, cioè un intervento di terapia. Raccomanderà, ad esempio, una mediazione, o una psicoterapia individuale, o una terapia familiare, ecc. In compenso, non crederà per niente ai metodi coercitivi della legge ad esempio agli ordini di frequenza a periodi fissi presso un genitore respinto. A causa della sua preoccupazione essenzialmente clinica, l'operatore psicosociale rischia di peggiorare l'alienazione genitoriale nel bambino. Con un ascolto tipicamente empatico, prende atto della sofferenza del bambino; se quest'ultimo parla dell'odio che prova per suo padre, il suo sentimento viene per così dire convalidato. Al massimo, se contraddice il bambino sulla questione, rischia di perdere il suo cliente e, cioè, il genitore ansioso che cerca di svalutare il genitore respinto. Abbiamo potuto constatare, varie volte, almeno in casi d'alienazione genitoriale, che il medico benevolo fa in realtà più male che bene. Poiché, a sua insaputa, convalida sensazioni che, a lungo termine sono a scapito del bambino.

La necessità dell'intervento giudiziario.

Anche se non piace al clinico, l'intervento giudiziario è fondamentale in tutti i casi d'alienazione genitoriale. In questo caso, infatti, il bambino detiene un potere sui suoi due genitori: sia quello che elimina respingendolo che quello che si sceglie per complice. I genitori stessi implicati non possono rettificare questa situazione e ristabilire la distanza intergenerazionale indispensabile allo sviluppo del bambino. Ciò può essere fatto soltanto dall'autorità del giudice (genitore transcendente) che impone la legge.

L'aspetto freddo, meccanico, legale della legge e degli interventi giudiziari in materia d'alienazione genitoriale contribuisce alla cattiva stampa di cui questo concetto è oggetto agli occhi dei clinici e nel mondo dei professionisti dela psichiatria. Tuttavia, si deve dare credito agli interventi giudiziari di avere contribuito ad una diminuzione notevole delle false denunce d'abuso sessuale nel contesto di divorzi controversi per il fatto che i giudici non hanno tardato a comprendere la gravità delle sfide che comporta l'alienazione genitoriale.

Conclusioni

Abbiamo cercato di individuare alcune fonti di resistenza irriducibile al concetto di alienazione genitoriale. L'associazione storica tra questo concetto e quello della falsa accusa di abuso sessuale è probabilmente la fonte più ovvia. Tutti coloro che si rifiutavano di credere che le accuse potrebbero essere senza alcun fondamento nella realtà si sono opposti con la stessaforza al concetto di alienazione genitoriale perché vi vedono un nuovo tentativo di negare il fenomeno degli abusi da parte dei professionisti "favorevoli a coloro che abusano".

Bene al di là di questo problema, si nota in un sacco di professionisti una sfiducia generale verso l'uso che si fa in ambiente giudiziario di alcuni concetti psicologici. Sebbene Gardner stesso abbia dei precedenti nella psicoanalisi, la sua proposta del concetto di alienazione genitoriale e, soprattutto, il modo di porvi rimedio scontenta molto i seguaci della psicoanalisi. Almeno per due motivi: l'intervento giudiziaria in materia di alienazione deve ignorare il concetto intoccabile di ascolto del bambino e, per di più, nel caso dell'alienazione genitoriale, gli interventi giudiziari sembrano ignorare uno dei dogmi del freudismo, vale a dire l'importanza del primo "oggetto d'amore".

 

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Fonte: http://richardalangardner.wordpress.com/