Alienazione Genitoriale

Scritto il . Stampa

La Sapienza lancia l'allarme Pas: aumentano i casi di alienazione parentale

 
Mamma non vuole che ti parli. Papà dice che non devo vederti. E in mezzo, loro i figli, vittime di quelli che gli esperti chiamano “rifiuti immotivati”. 
 
I casi di rifiuto o alienazione parentale (Pas o AP) sono in aumento, emerge anche da una ricerca che viene presentata mercoledì 28 alle 13 nella sala avvocati della Corte di Cassazione in piazza Cavour, durante un incontro organizzato dalla Commissione Famiglia, Minori ed Immigrazione del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma e coordinato dagli avvocati Matteo Santini e Pompilia Rossi.
 
Nelle separazioni altamente conflittuali sembra essere frequente il rifiuto di un genitore senza alcuna motivazione, in assenza di abuso o maltrattamento e dunque indotto: la dottoressa, Anna Lubrano Lavadera, del Dipartimento Psicologia Dinamica e Clinica dell'Università la Sapienza, illustrerà gli esiti di una ricerca che analizza le caratteristiche delle famiglie in cui un figlio rifiuta un genitore in sede di separazione. Di recente in una ricerca condotta sul territorio romano su famiglie in separazioni altamente conflittuali sono state riscontrate nel 12% dei casi situazioni di alienazione parentale; individuate anche alcune manifestazioni di disagio peculiari nei figli che rifiutano un genitore: diminuzione della stima di sé, depressione, problemi di identità, sintomi psicosomatici e problematiche affettive, perché “mettere un figlio contro l’altro genitore è come mettere il figlio contro se stesso”.
 
Lo studio. Il fenomeno del rifiuto genitoriale riguarda prevalentemente figli tra i 7 e gli 11 anni. Lo studio presentato ha riguardato 60 famiglie che stanno affrontando procedimenti di separazione giudiziale ad alto conflitto, in cui il giudice ha disposto un’indagine specialistica attraverso l’intervento di un consulente tecnico di ufficio per valutare le personalità di genitori e figli. Le famiglie sono state reclutate attraverso un campione casuale di 10 Consulenti tecnici d’ufficio estratti dall’elenco del Tribunale Ordinario di Roma, in base ai seguenti requisiti: separazione giudiziale con contesa sull’affidamento del figlio; presenza di un rifiuto immotivato di un minore nei confronti del genitore e interruzione delle frequentazioni genitore-figlio da almeno 3 mesi; assenza di abuso o maltrattamento del figlio da parte del genitore rifiutato; assenza di violenza domestica. Su 60 famiglie, in 30 è presente il rifiuto del figlio ad incontrare l’altro genitore. I genitori hanno un’età media tra i 40 e i 45 anni; il tipo di affidamento prevalente al momento di svolgimento della Ctu era condiviso.
 
L'ansia. Il genitore prevalentemente rifiutato è il padre, ma il dato va considerato in relazione a quello relativo al collocamento prevalente che indica che il minore è più frequentemente presso la madre. I padri vivono prevalentemente soli mentre le madri hanno una percentuale più alta di nuclei composti da nuovo partner e figli. Per le madri, a più alti livelli di ansia corrisponde una maggiore probabilità di presenza di rifiuto. «Dal punto di vista giuridico - osserva l’avvocato Rossi - il fenomeno sta acquistando sempre più una diffusione trasversale, è preoccupante per le dimensioni assunte e per la difficoltà di individuare la soluzione più incisiva e rapida. Il rifiuto immotivato di un figlio a frequentare il genitore separato conduce a una disfunzione relazionale con effetti devastanti nella sfera della corretta crescita psicofisica. Viene posta in discussione l'attuazione del principio della cogenitorialità e si assiste a comportamenti illegittimi da parte del figlio nei confronti del genitore rifiutato o di violazione reiterata dei provvedimenti emessi dalla autorità giudiziaria. Purtroppo dobbiamo constatare l’inesistenza di uno strumento processuale efficace, il più delle volte ogni rimedio predisposto si dimostra inadatto al raggiungimento dello scopo, cioè quello di ripristinare la relazione genitore rifiutato/figlio».

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/