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LA PALESE INCONSISTENZA DELLE INSOSTENIBILI TESI DEL “MANIFESTO”
Crescere Insieme non ha l’abitudine di fare smentite, né di partecipare alle polemiche che spesso divampano in rete, specie se virulente. Deve fare, però, una eccezione nei confronti di questa nota apparsa sul blog del Manifesto, perché ha tutta l’aria di rappresentare una versione ufficiale della posizione degli avversari dell’affidamento condiviso (non è un caso che non si scriva “del condiviso bis”: no, no, proprio del condiviso attuale, oltre che futuro). Una versione, purtroppo, infedele e di comodo.
Cominciamo, correttamente, con il riportare parola per parola i passaggi essenziali della tesi sostenuta.
“Tutto questo però è stato finora solo un fastidioso “ronzio” che si è scatenato come uno sciame di vespe arrabbiate quando, circa un mese fa, al Senato si è cominciato a discutere la modifica dell’affido condiviso (legge 54/2006) e da quando se ne è cominciato a parlare in maniera ampia sui giornali, e soprattutto da quando, nelle ultime settimane, alcuni senatori e senatrici dell’Idv e del Pd, si sono permessi di presentare emendamenti al ddl 957 che non sono piaciuti al partito trasversale dei padri separati e alle associazioni a cui aderiscono. Il disegno di legge in questione è il ddl 957 (Pdl, Udc) anche se alla Commissione giustizia del senato sono stati presentati ben quattro proposte, mentre alla Camera la deputata Micaela Biancofiore del Pdl ha presentato un altro disegno di legge molto simile al ddl 957. Ciò che stato messo in discussione, dagli emendamenti ma anche sui giornali e nei dibattiti sui ddl per la modifica della 54/2006, non riguarda la bigenitorialità che è un’opportunità sia per il minore che per le madri che fino a oggi hanno cresciuto i loro figli in solitudine e con grandi sforzi (sia dentro il matrimonio che dopo la separazione), ma il fatto che non siano previste norme adeguate nel rispetto del minore per una reale bigenitorialità libera dalla violenza, come nel caso di violenza domestica e/o violenza assistita accertate, e soprattutto che sia introdotta una malattia non scientificamente provata come la PAS (Sindrome di alienazione parentale) che viene già applicata nei tribunali al bambino, … La messa in discussione però, che in democrazia dovrebbe essere una cosa normale, ha scatenato la furia di chi sostiene questi ddl che non solo ha gridato al complotto ma che ha letteralmente assalito chi questi emendamenti li ha presentati. I senatori e le senatrici di Idv e Pd sono stati fatti bersaglio di una propaganda denigratoria … Ora però l’intero staff anti-Pas del Pd è stato preso di mira (Adamo, Della Monica, Serafini, Magistrelli, Carofiglio, Casson, Chiurazzi, D’Ambrosio, Galperti, Maritati), così come, già nei giorni scorsi, era stato preso di mira l’Idv, che questi gruppi invitavano direttamente a non votare e a boicottare. Chi tocca la Pas ci rimane secco: che sia davvero una malattia?”
Che senso può avere presentare la questione in questi termini? Prendendo in considerazione solo la contestazione volgare e riprovevole nelle forme e di questa solo aspetti marginali o addirittura già rimossi, si pensa di poter sorvolare sulla parte sostanziale delle contestazioni, che riguardano tutt’altro, e che sono state mosse in forme civilissime. Peccato. Si sta perdendo un’ottima occasione per fare democrazia; quella reale, perché mettersela nel nome non basta.
Entrando nel merito, tra gli emendamenti presentati dalla sen, Bugnano e quelli della sen. Della Monica (et al.) ce ne sono alcuni apprezzabili, anche se molto pochi. E questo da Crescere Insieme è stato detto pubblicamente. Ma affinché il dialogo sia costruttivo occorre affrontare anche i punti di dissenso, che sono numerosi e soprattutto pesantissimi, toccando la sostanza del modello stesso di affidamento.
Tra le questioni nodali non sta certo la PAS, che per quanto riguarda le proposte di iniziativa popolare è stata nominata solo nel ddl 957 e solo per comodità di linguaggio, essendo il termine ormai entrato nell’uso giuridico e quindi compreso da tutti, ad intendere le squallide manipolazioni da parte di un genitore mirate al rifiuto dell’altro: ovviamente quando esistono e non hanno alcuna giustificazione. Dopo di che, nei ddl 2454 e 3289 e negli emendamenti è scomparsa. Vogliamo invece ricordare che la sanzione della PAS è prevista dal ddl 2800, della sen. Bugnano? E allora, che fine fanno i teorizzati schieramenti pro e anti PAS?
E neppure la violenza in famiglia. Anzi, questo è uno degli argomenti di massima distanza tra il dire e il fare. La deprecabilissima violenza familiare, soprattutto assistita, è stata giustamente bollata con parole di fuoco dal PD (v. sopra); ma leggendo i suoi emendamenti non si trova alcuna proposta in merito. Crescere Insieme, invece, non ha fatto chiacchiere: ha affrontato il problema nei ddl (3289) e negli emendamenti (Serra e Giovanardi) che ha suggerito, sanzionandola duramente, con l’esclusione dall’affidamento. Altro argomento mistificatorio.
Veniamo, invece, alle reali ragioni di critica. L’affermazione che la bigenitorialità è stata accettata ed è fuori discussione è falsa. La larga maggioranza degli emendamenti del PD non solo non rafforza, ma spazza via le garanzie date ai diritti del minore dalla legge attuale, che li definisce indisponibili, concedendo al giudice un illimitato potere discrezionale, fino al punto di permettergli di negarli al minore, sol che sia convinto del tutto soggettivamente e opinabilmente che sono “contro il suo interesse”. In questo modo si intende raggiungere lo scopo di ufficializzare e legittimare il “genitore collocatario”, e il mantenimento mediante assegno, ovvero di negare il diritto del minore a ricevere educazione e cura da parte di entrambi i genitori. Come si può dimenticare, infatti, che da sei anni a dispetto della legge in vigore e delle sue prescrizioni i sopraddetti pilastri dell’affidamento condiviso vengono sistematicamente smantellati dalla giurisprudenza, perfino di legittimità? Come dimenticare che il “prudente apprezzamento del giudice”, che sarebbe certamente il benvenuto se davvero caso per caso ritagliasse alla famiglia separata un abito su misura viene invece troppo spesso sostituito dal “copia e incolla” di sentenze prefabbricate, così’ indolentemente ripetute che capita persino che le parti cambino cognome da pagina 1 a pagina 3 o che i figli Anna e Marco nel dispositivo diventino “il minore”? E’ evidente che il sistematico rinvio alla valutazione incontrollata del giudice ha il solo scopo di garantirsi la morte certa del condiviso, facendo finta di essere d’accordo.
E come se tutto questo non bastasse, gli emendamenti contestati sono cosparsi di vere “perle” di logica giuridica e politica.
Ha senso, ad es., proporre un ordine del giorno in cui si esalta la positiva valenza della mediazione familiare, che si riconosce già praticata, auspicandone una più ampia promozione e ufficializzazione e poi si voglia sopprimere il passaggio preliminare informativo su di essa?
Ha senso subordinare il diritto di contatto del minore con parenti e ascendenti ad una domanda del genitore di quel ramo? Possibile che non si capisca che il problema nasce proprio quando quel genitore non è d’accordo oppure non c’è, perché è deceduto? Chi farà la domanda? Addio diritto del minore … ma certamente qualcuno dirà che non è nel suo interesse. E finisco con la più evidente delle contraddizioni. Si vuole sopprimere nel ddl 957 la previsione che il giudice, avendo ascoltato il minore, tenga in considerazione quello che ha detto. Perfetto: lo sente, ma quello che ha detto è irrilevante. Sempre nell’ “interesse del minore”.
Non si possono concludere queste brevi note senza eliminare un altro pericoloso travisamento: l’etichettatura politica. Attribuire il ddl 957 a PdL e UdC è inesatto, perché ospita anche contributi di altri gruppi PD, compreso. Più fuorviante ancora è tacere la fonte politica dei ddl 2454 e 3289, perfettamente condivisibili, il primo dei quali viene dai radicali del PD e il secondo ha ricevuto l’adesione di ben 5 parlamentari di quel gruppo. E’ saggio, allora, farsi del male attribuendo a tutto il PD – o a tutto l’IdV – posizioni insostenibili e faziose che appartengono solo ad alcuni rappresentanti di quei partiti? E, molto probabilmente, neppure a tutti quelli i cui nomi appaiono in calce agli emendamenti sopra discussi. E’ ben nota la tecnica dei “pianisti”, e non sempre chi si pronuncia per gli altri ne rispetta il pensiero. E’ augurabile che chi non si riconosce in quelle tesi ne prenda le distanze.
In definitiva, il pezzo del Manifesto non corrisponde affatto alla situazione che si sta vivendo nel Parlamento e nel paese, che su questo tema non vede steccati, né padri contro madri, né centro-destra contro centro-sinistra, né sostenitori della PAS contro negazionisti. Esiste, invece, un altro fossato, profondo e chiarissimo: tra i fautori di una autentica bigenitorialità come diritto indisponibile del minore che ne realizza anche l’interesse, e i nostalgici dell’affidamento esclusivo. Non resta che augurarsi che il primo schieramento possa crescere, a detrimento del secondo, lasciando la porta aperta a qualsiasi ripensamento, decisamente auspicabile, a vantaggio anche di chi riuscisse a cambiare idea.
Marino Maglietta
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