Home
Il mantenimento dei figli, 27 gennaio 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da marco   
Lunedì 06 Marzo 2017 09:33

Il principale pregiudizio determinato dalle separazioni è l’allontanamento dei figli dal costante e contestuale compito di accudimento e cura di entrambi i genitori. Dopo la legge n.898/1970, il referendum del maggio 1974 e la riforma del diritto di famiglia del 1975, la concezione dei figli, da “oggetto da collocare”, si è ormai evoluta da un decennio a questa parte in quella attuale di centro di tutela e cura da parte del sistema normativo-giurisprudenziale. Dietro questa formula si cela il canone ermeneutico principe nell’interpretazione dell’intero corpus di norme in materia familiaristica: la difesa del superiore interesse del minore.

Le innovazioni legislative del 2006, con le legge n.54, hanno determinato una rivoluzione copernicana tra i beni oggetto di tutela in tale materia: da una visione adultocentrica della gestione degli effetti della separazione a quella attuale, che pone al centro della tutela normativa i minori e le loro esigenze. Le conseguenze di una rivoluzione Il primo importante passo è stato il riconoscimento di un autonomo diritto in capo ai minorenni alla bigenitorialità. È stato affermato e sancito il diritto personale dei figli a “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori”, essendo vittime incolpevoli dell’allontanamento dai loro genitori. Tale formula è stata così ribadita nell’art. 337-ter cod. civ., aggiunto dal recente D. Lgs. n.154/2013 contenente altre prescrizioni in tema di mantenimento dei figli. Sul modus del mantenimento Ancora nel 2016, trascorsi dieci anni dall’approvazione della legge n.54/2006, tale rapporto equilibrato e continuativo tra genitori e figli continua ad essere condizionato dalla parziale applicazione della riforma del 2006. Affermato, digerito ed applicato il diritto dei minori alla bigenitorialità, resta ancora da metabolizzarsi la differente modalità di assolvimento al dovere di mantenimento dei figli da parte di entrambi i genitori, tenuto conto delle due ben diverse posizioni di genitore prevalentemente collocatario e l’altra. Il mantenimento dei figli, oltre che materiale, è costituito da una corposa componente immateriale che rischia di essere trascurata ove si semplifichi ed esaurisca l’obbligo del mantenimento dei figli solo ed esclusivamente in esigenze suscettibili di una valutazione pecuniaria. Nell’assolvimento dei compiti di accudimento, cura ed educazione svolti dai genitori secondo le rispettive capacità parentali, è compresa anche quella che chiamiamo componente immateriale del mantenimento, il cui espletamento è condizionato dagli skill genitoriali ed anche dalle conseguenze derivate al legame figli-genitori a causa del trauma separativo e della risoluzione o meno del conflitto genitoriale. I tribunali non sono chiamati a statuire sul solo mantenimento materiale dei figli, come erroneamente può ritenersi, in quanto dalla modalità di fissazione del mantenimento derivano conseguenze anche in ordine all’incentivazione, protezione o recisione del legame genitoriale. Il raggiungimento di un accordo tra le parti sul modo e la misura del mantenimento dei figli agevola l’assunzione di un paradigma privilegiato per la regolamentazione relativa all'educazione ed al mantenimento dei figli. Ciò anche perché l'esecuzione di tale compito è naturaliter demandata alle stesse parti e sostanzialmente incoercibile. Oggi, quindi, solo in caso di disaccordo fra le parti il giudice è chiamato a determinare il modo e i tempi di collocamento dei figli con i rispettivi genitori, oltre che la “misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli”. Quest'ultimo diviene lo snodo attraverso il quale si garantisce ed assicura la relazione genitori–figli nelle famiglie separate. Oltre alla monetizzazione del mantenimento mediante erogazione di un assegno perequativo in favore del genitore prevalentemente collocatario, dal marzo del 2006 vige un altro modo di assolvimento ai compiti di accudimento e cura in caso di separazione: il cd. mantenimento diretto. Vi sono dei filtri preliminari a presidio dell’ammissibilità di un modus diverso rispetto all’erogazione di un assegno perequativo: valutare la propensione alla genitorialità di entrambe le parti e la loro condizione reddituale. Solo dopo tale vaglio si può far ricorso al mantenimento diretto. Tale modo prevede l’individuazione dei bisogni e delle aspirazioni dei figli direttamente da parte di entrambi i genitori in affido condiviso con l’immediata erogazione di beni e servizi necessari agli stessi. Ciò conserva il legame genitori-figli con entrambe le figure parentali e consente, attraverso una suddivisione equa per capitoli di spesa esaustivi al completo fabbisogno dei figli, di non escludere dai compiti di accudimento nessuno dei due genitori. Anzi: li responsabilizza e non fa perder loro il ruolo genitoriale e il contatto con le esigenze dei figli.

Scarica il volantino 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Marzo 2017 09:40