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Cominciato l'esame del 957

19/04/2010 - 18.01

La Commissione Giustizia del Senato, nella seduta pomeridiana del 21 Aprile, ha cominciato l'esame del DDL 957 (c.d. Condiviso Bis).

La Relatrice Sen. Alessandra Gallone (peraltro membro della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza) ha esposto la relazione introduttiva, osservando preliminarmente come il disegno di legge in titolo intenda porre rimedio a talune delle criticità emerse nel corso degli ultimi quatto anni nell'applicazione della legge n. 54 del 2006 sull'affidamento condiviso.

In particolare il provvedimento mira ad ovviare a una interpretazione riduttiva della normativa che ne compromette un'efficace e corretta applicazione, cogliendo l'occasione al tempo stesso di completare la riforma introducendo quelle novità che possano dare maggiore compiutezza alla recente rilettura delle norme sulla separazione. Il Relatore ha sottolineato inoltre come alla base dell'intervento di modificazione normativa vi sia la necessità del superamento di un consolidato paradigma socio-culturale che rende faticosa l'applicazione in Italia dell'affidamento condiviso. Tali resistenze culturali sono oltretutto favorite, in diversi casi, da oggettive difficoltà di lettura del testo.

L'On. Gallone si è soffermata quindi sui profili di maggiore criticità ravvisabili nell'applicazione della legge vigente, quali l'individuazione delle ragioni tali da giustificare l'esclusione di uno dei genitori dall'affidamento, la mancata applicazione dell'istituto del mantenimento diretto, e soprattutto la circostanza per la quale all'affidamento condiviso, nella prassi, vengono attribuiti contenuti pressoché identici ad un affidamento esclusivo, in particolare attraverso l'introduzione della figura del "genitore convivente", di origine esclusivamente giurisprudenziale ed infine l'affievolito ruolo riconosciuto alla mediazione familiare. Si è passati quindi ad illustrare nel dettaglio il merito del provvedimento, soffermandosi dapprima sull'articolo 1, che -  mentre aggiunge fra gli obblighi dei genitori, oltre che l'impegno all'educazione e all'istruzione, anche quello della cura dei figli - ribadisce anche la priorità dell'opzione bigenitoriale. L'articolo 1, inoltre, si preoccupa di rendere effettivo il diritto dei figli a mantenere rapporti significativi con i due ambiti parentali al completo, precisando però che nei casi di affidamento esclusivo la potestà deve essere esercitata solo dal genitore affidatario. Infine tale disposizione, alla lettera e), rende del tutto inequivoca e quindi ineludibile la prescrizione a favore del mantenimento diretto.

Soffermandosi sull'articolo 2, alla lettera a), si afferma in termini prescrittivi che solo ove si verifichino determinate condizioni si può escludere un genitore dall'affidamento; mentre, alla lettera b), si determina le modalità di attuazione dell'affidamento esclusivo precisando che il genitore che ne sia investito non è comunque legittimato a trasferire discrezionalmente la residenza del figlio.

Dopo aver illustrato l’articolo 3, il quale stabilisce che il cessato uso della casa familiare come abitazione - o l’introduzione in essa di un soggetto estraneo al nucleo originario - fa venire meno quei requisiti di habitat consueto dei figli che in via del tutto eccezionale permette di superare le normali regole di godimento dei beni immobili, il Relatore si è soffermato sull’articolo 4, il quale risolve la questione relativa all’attribuzione al figlio maggiorenne della titolarità dell’eventuale assegno che fosse stato stabilito per il suo mantenimento. L’articolo 5, poi, è diretto a rafforzare il ruolo dell'opinione del figlio minore, in sede di adozione dei provvedimenti in materia di affidamento.

Dopo aver dato conto dell’articolo 6, che aggiorna alla nuova legge la formulazione dell’articolo 317-bis, secondo comma, del codice civile, relativo all’esercizio della potestà su figli di genitori non coniugati, l'On. Gallone ha illustrato l’articolo 7, il quale disciplina l'impugnabilità, mediante reclamo al collegio, delle ordinanze del giudice istruttore, che a volte creano situazioni invivibili, e per modificare le quali occorre oggi attendere la sentenza, anche per anni.

Si è poi passati ad illustrare l'articolo 8, il quale interviene sull'istituto della mediazione familiare, e l'articolo 9 il quale, integrando l’articolo 709-ter del codice di procedura civile, conferisce al giudice il potere di annullare gli atti posti in essere unilateralmente da un genitore laddove sarebbe necessario l'accordo con l'altro, o di porre rimedio a comportamenti ostativi al contatto del figlio con l’altro genitore. 

Pssando all’articolo 10, infine, la senatrice ha evidenziato come tale disposto risolva il dilemma dell’attribuzione della competenza per l’affidamento dei figli di genitori non coniugati, inizialmente in dubbio tra il tribunale ordinario e il tribunale per i minorenni e che una ordinanza della prima sezione civile della Cassazione ha attribuito al secondo. L’indicazione è a favore del primo, in quanto si ritiene preferibile che il dibattito si svolga in luogo ove sono più ampie le garanzie per le parti: una precauzione che appare necessaria, atteso il principio del rispetto dell’interesse del minore che informa tutti i provvedimenti in materia.