Contro i papà

 

Non si è accorto che la gestione familiare è da alcuni decenni nelle mani di entrambi i genitori quando la famiglia è unita e in quelle della sola madre quando è separata? Cosa c'entrano i papà?

 

Il suo è un approccio antico, patriarcale, che non esiste più nella realtà di oggi, fatta eccezione per certi stereotipi semplificativi adorati dai media; ai quali del resto appartiene. E non si è accorto che la spiegazione del fenomeno che descrive è da cercare altrove, in mutamenti sociali di lungo respiro, così come nella contingente crisi economica. Sembra rimasto allo sketch di Gaber, quando il figlio del ricco dice "l'altro giorno il mio papà mi ha portato in cima a un monte e mi ha detto "Guarda, tutto questo un giorno sarà tuo". E il bambino povero gli risponde "Anche il mio papà mi ha portato in cima a un monte e mi ha detto: "Guarda." Solo che oggi anche il primo bambino potrà contare su ben poco: quello che avanza dal pagamento dell'IMU.

 

Contro i papà

 

I giovani italiani non sono da record? Falso, un primato ce l'hanno: quasi venti su cento non fanno assolutamente nulla, e nemmeno ci provano, dato che ufficialmente non lavorano, non studiano, non stanno apprendendo un mestiere. Colpa loro? In parte sì. Ma soprattutto colpa dei padri, o meglio dei teneri papà.

 

Ma in che mondo vive Antonio Polito?

 

Contro i papà

 

di Antonio Polito - Ed. Rizzoli, 2012

 

I giovani italiani non sono da record? Falso, un primato ce l'hanno: quasi venti su cento non fanno assolutamente nulla, e nemmeno ci provano, dato che ufficialmente non lavorano, non studiano, non stanno apprendendo un mestiere. Colpa loro? In parte sì. Ma soprattutto colpa dei padri, o meglio dei teneri papà. Alle elementari facevano i compiti al posto dei figli, una volta cresciuti cercano loro un impiego tramite amici e parenti. Per loro difendono a spada tratta il valore legale della laurea, che rende equivalenti i titoli di studio sudati in atenei severi e prestigiosi a quelli ottenuti a poco prezzo, in Italia o all'estero. E persino l'inevitabile dipartita del genitore serve da deterrente al lavoro, dato che tra i molti motivi per cui i rampolli italiani ammuffiscono sul divano del salotto c'è anche "l'eredità attesa": più puoi contare su quello che ti lascerà la famiglia, meno ti darai da fare. Con questa mentalità stanno crescendo i desiderati, coccolati, viziati cuccioli dei baby-boomers, convinti a suon di giustificazioni e "diritti" che il successo e il benessere non si conquistano, ma sono dovuti. Purtroppo non è così. In questo lucido attacco agli errori educativi di un'intera generazione, la sua, Antonio Polito suona la sveglia per tutti i cosiddetti "papàorsetto". Descrive la difficoltà di crescere i propri figli in un Paese dove la società è divisa in caste, la scuola pubblica è allo sbando, e tanto i media quanto la politica non abbondano di modelli positivi. Analizza il fallimento del modello "permissivista" e indica l'unica via d'uscita: un nuovo senso della responsabilità, del dovere, della conquista e della rinuncia. Prima che il grande abbraccio protettivo tra le generazioni soffochi l'Italia.