Figli senza più distinzioni. Ma è a rischio l’affido condiviso?

Approvata la legge sui figli naturali. Ma non tutti concordano.

Maglietta: si è intaccato l'affido condiviso. Danovi: unificare il rito in Tribunale

 Con il decreto legislativo varato dal governo Letta lo scorso 13 dicembre, è andato al suo posto anche l'ultimo tassello della legge che, dopo un lungo iter, ha reso i figli uguali, eliminando le differenze tra figli legittimi (nati nel matrimonio), figli naturali (nati da coppia non sposata), figli adottivi. Differenze che erano profonde nella realtà – soprattutto in materia di diritto successorio – ma quasi sconosciute ai più, nonostante oggi un quarto dei bambini e delle bambine nascano da coppie non coniugate. Il decreto è stato firmato a fine anno dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed è in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per il suo varo definitivo.

«Si tratta di una normativa di cui non si può non sottolineare l'importanza e che era assolutamente necessaria – dice Anna Galizia Danovi, avvocata presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia -.

Ora si spera che si possa finalmente andare verso quel Tribunale della famiglia che rappresenta una esigenza vera della società.

Dopo anni di interventi d'urgenza in una materia così delicata come quella che investe i rapporti personali, occorre che l'attenzione di tutti sia rivolta al diritto di famiglia. E che ci si occupi anche delle procedure che, purtroppo, nel caso dell'equiparazione tra figli legittimi e naturali sono state trascurate, con il risultato di ricreare differenze in danno dei figli naturali».

La legge era stata approvata nel 2012 e il decreto del governo Letta di metà dicembre ne rappresenta il completamento per gli aspetti rimasti da approfondire, demandati dal parlamento all'esecutivo. Dopo la firma del presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta, dunque, il "pacchetto" diventerà operativo anche per le parti che erano sospese.

Ma se nessuno disconosce l'importanza di aver equiparato i figli, problemi sembrano essere nati nell'esercizio della delega data dal parlamento al governo.

Tanto che nei giorni scorsi l'associazione Crescere Insieme si era appellata a Napolitano chiedendogli di non firmare.

«Sono state riscritte norme che avrebbero dovuto solamente essere ricollocate e rinumerate all'interno del codice civile – dice Marino Maglietta, presidente di Crescere Insieme -. In particolare ciò è avvenuto, in modo pessimo, per l'affidamento condiviso dei figli di genitori separati». Si tratta di un tema estremamente delicato.

«È stato introdotto l'obbligo di specificare dove, ovvero con chi, il figlio dovrà trascorrere prevalentemente il suo tempo – spiega Maglietta -. Ora, a parte il fatto che di "residenza abituale" non si parla in nessun luogo né del codice civile né delle leggi particolari, le modifiche della legge 54/06 (la normativa che ha introdotto in Italia l'affidamento condiviso, ndr) sono state giustificate con la volontà di "uniformare la legge 54 del 2006 alla legge 898 del 1970»ovvero la più recente alla più antica, esattamente quella che la 54 intendeva superare nella parte relativa ai figli! Con questa aggiunta, evidentemente fuori delega, si è dunque violata sostanzialmente la riforma del 2006, contraddicendone il messaggio e scardinando, oltre alle regole della frequentazione, anche quelle del mantenimento, legate alla bilanciata presenza fisica dei genitori, entrambi affidatari. Forse si voleva a tutti i costi trovare il modo di cambiare la legge sull'affido».

Anna Galizia Danovi, sulla base della relazione illustrativa della commissione Bianca che ha portato al decreto legislativo, non condivide l'idea della volontà di modificare la normativa sull'affidamento condiviso, ma conviene sul fatto che «la dicitura utilizzata può portare a equivoci, poiché sembrerebbe imporre in ogni caso la scelta di una residenza prevalente, e ciò in contraddizione con il pensiero attuale che tende a una parificazione completa dei tempi trascorsi dai figli presso ciascun genitore che alcuni Paesi, come la Francia e il Belgio, hanno addirittura stabilito per legge».

Più grave, per la presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, è però il tema delle procedure, cioè del modo in cui, in Tribunale, una coppia che pone fine alla propria relazione arriva a stabilire l'affidamento dei propri figli. Lo si è visto in questo primo anno di utilizzo della legge.

«Per le coppie sposate, il giudizio è scandito nei tempi e nei modi: c'è il ricorso, l'udienza presidenziale, il tentativo di conciliazione... Il confronto tra le parti si sviluppa, cioè, attraverso una serie di atti precisi e che offrono il tempo necessario a "dipanare" questioni rese difficili dal carico emotivo che le accompagna. Per i figli naturali la nuova legge si è limitata a dire che si usa il rito camerale. Cioè un rito che ha formalità ridotte e che per le coppie sposate si usa solo in una seconda fase, quella dell'eventuale appello contro la sentenza del giudice di primo grado. Il rito camerale prevede che le parti si confrontino davanti a tre giudici, ma ci sono Tribunali, come Milano, che stanno sperimentando forme alternative: un solo giudice che poi riferisce in camera di consiglio senza le parti (cioè l'uomo e la donna che si stanno separando, ndr). È necessario che ci sia per tutti un rituale stabilito, come c'è nelle separazioni e divorzio – conclude la presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia – per evitare che in una separazione contenziosa di una coppia non sposata la velocità del procedimento faccia mancare la profondità del confronto». Magari facendo prevalere chi ha l'avvocato più "forte".

Le tappe della legge

27 novembre 2012 – La Camera approva in via definitiva il testo già varato dal Senato che parifica i figli naturali e adottivi ai figli legittimi, delegando il governo per una serie di ulteriori adempimenti. Viene data una delega al governo al Governo per la modifica delle disposizioni in materia di filiazione e di dichiarazione dello stato di adottabilità;

10 dicembre 2012 – Il Presidente della Repubblica promulga la legge 219/2012;

1 gennaio 2013 – La legge entra in vigore. Mancano ancora i decreti attuativi;

12 luglio 2013 – Il governo vara il decreto legislativo, rinviando al Parlamento per il completamento dell'iter;

13 dicembre 2013 – Il governo vara il decreto legislativo in via definitiva;

31 dicembre 2013 – Il presidente della Repubblica firma il decreto legislativo.

Dove è intervenuta la legge sui figli naturali

• viene introdotto un unico stato di figlio, eliminando i riferimenti a "legittimo", "naturale", "adottivo";

• i figli nati da coppie non sposate hanno gli stessi diritti successori dei figli nati da coppie non sposate, quindi rispetto a tutti i parenti e non solo rispetto ai genitori come era in precedenza;

• Il termine "potestà genitoriale" viene sostituito con "responsabilità genitoriale";

• viene limitato a cinque anni dalla nascita il termine per proporre l'azione di disconoscimento della paternità;

• viene introdotto il diritto dei nonni di mantenere "rapporti significativi" con i nipoti minorenni;

• viene introdotto e disciplinato l'ascolto dei minori, se capaci di discernimento, all'interno dei procedimenti che li riguardano;

• viene portato a dieci anni il termine di prescrizione per l'accettazione dell'eredità per i figli nati fuori dal matrimonio;

• è stato soppresso il "diritto di commutazione" in capo ai figli legittimi fino ad oggi previsto per l'eredità dei figli naturali.