Il compito delle associazioni


Ha avuto inizio al Senato il tentativo di rivedere le norme sull’affidamento, ottenendo con molta fatica e tre anni di lavoro (la prima stesura del condiviso bis venne depositata nel febbraio del 2007) che il Parlamento tornasse a considerare la materia. Questo, naturalmente, non vuol dire affatto che i giochi siano fatti e che sia iniziato un cammino irreversibile verso una seconda riforma. Ci sono ancora una quantità di passaggi, difficili e rischiosi, ai quali è da aggiungere la variabile “tempo” che già nel 2006 rischiò di vanificare il precedente percorso. Per tutte queste ragioni, proprio perché non c’è ancora assolutamente nulla di scontato, è necessario che tutte le organizzazioni ed i soggetti che sono anche singolarmente interessati al cambiamento compiano proprio in questo momento il massimo sforzo per creare intorno al progetto quell’ulteriore consenso che permetta di superare la tendenza alla stagnazione e ai rinvii che purtroppo caratterizza ogni tentativo di riforma del diritto di famiglia. In altre parole, e più concretamente, sarebbe il caso di ciascun gruppo e ciascuna persona si adoperassero per avvicinare i propri parlamentari di riferimento (in particolare senatori), vicini per area politica o zona geografica, chiedendo loro di sollecitare la commissione giustizia del senato per una accelerazione della discussione.

Non appare, invece, affatto il momento di assillare i referenti del progetto, e in particolare la relatrice, suggerendo modifiche al ddl 957, meno che mai in forma di veri e propri emendamenti. Il ddl 957 è certamente perfettibile, ma altrettanto sicuramente risponde all’obiettivo generale che le associazioni si propongono. Frantumare, sbriciolare in 1000 rivoli il consenso intorno ad esso, avanzando critiche e mostrando divisioni e incoerenze non può che fare il gioco degli avversari della riforma.

Oltre a ciò è evidente che a presentare emendamenti ci penseranno di sicuro tutti quelli che sono affezionati al vecchio modello. La strategia della relatrice, nel momento in cui vuole difendere la riforma, può essere agevolmente quella di dire che il testo base sostanzialmente non va toccato. Per questo spingerla ad accogliere suggerimenti di una parte significa metterla nella posizione di chi accetta l’idea di mettere in discussione il testo e fatalmente costringerla ad accogliere anche emendamenti della parte che lo vuole distruggere. Non si dimentichi l’esperienza già fatta delle estenuanti trattative che hanno portato al massacro del testo originario della legge 54. Senza contare che più sono gli emendamenti, più si trascinano le operazioni della commissione e più si rischia di non fare in tempo.

 

Naturalmente questo non vuol dire che il ddl 957 debba per forza arrivare in fondo così com’è. Vuol dire solo che prima si deve far consolidare il consenso attorno ad esso. Poi, ad esempio alla Camera, quando ci sarà un testo che per noi va bene che ha già ricevuto l’approvazione di un ramo del Parlamento, e la riforma avrà avuto una forte visibilità, impegnando politicamente la maggioranza che l’ha votata, e quindi si tratterà solo di apportare delle modifiche che non ne toccano la sostanza, ha allora ciascuno si potrà sbizzarrire a suggerire tutte le varianti che vuole. Ma adesso no. Adesso, dobbiamo spingere, dobbiamo cercare appoggi.

Marino Maglietta

Incontro annuale nazionale

L'incontro annuale nazionale del 17 maggio 2010  

Si è svolto ivia Lambruschini n° 33Firenze (presso Quartiere 5) vedi la mappa    

Sala delle riunioni piena nell'incontro annuale nazionale di Lunedì 17 maggio. Molto interesse e un cauto ottimismo naturalmente per la proposta, in discussione al Senato, sulla modifica alla legge sull'affido condiviso. Si è parlato degli sviluppi della vicenda parlamentare della legge e dei motivi che hanno reso necesario questo nuovo passaggio in Parlamento. La legge ha bisogno di integrazioni e deve essere molto più esplicita nel definire il significato di rapporto equilibrato e continuativo dei figli con i genitori. Per creare il clima di collaborazione genitoriale necessario per una crescita sana dei figli è importantante il ruolo della mediazione familiare prima del passaggio nelle aule dei tribunali. Un operatore preparato con lo scopo unico di dare le giuste informazioni e far mettere d'accordo i genitori che si presentano davanti al giudice con un'intesa su figli, casa e spese è la figura professionale più indicata, ideale. La mancanza di una cultura alla bigenitorialità è il motivo per il quale dal 2006 ad oggi la legge 54 non è stata applicata in maniera generalizzata. Un nostro socio a questo riguardo ci riferiva di aver avuto dal nuovo giudice l'affidamento condiviso di sua figlia dopo 5 anni di combattimenti ed in generale, attualmente, per risolvere un caso di PAS (Sindrome da Alienazione Genitoriale) occorrono dai 2 ai 5 anni. Nonostante che il Parlamento abbia stabilito quale sia il modo migliore con il quale crescere la prole se i genitori non desiderano più vivere insieme, esistono ad oggi situazioni in cui separazioni consensuali con dispositivi ampi di frequentazione dei figli con madre e padre vengono messi in dubbio durante la discussione in tribunale, proposte varianti oppure deciso di sottoporre la famiglia alla verifica di psicologi o assistenti sociali.

In questa riunione sono stati poi svolti gli adempimenti burocratici annuali:

L'associazione ha confermato il consiglio direttivo, i probiviri ed il Prof. Maglietta presidente.

E' stato presentato ed approvato il bilancio. Le entrate sono prevalentemente costituite dalle quote associative (il rinnovo annuale è di 20,00 euro) e da contributi volontari di alcuni soci.

Un ringraziamento a Sonia e Fabio per il brindisi di mezzanotte.

Pdl 957: iter al Senato

 

Atto Senato n. 957, XVI Legislatura, segui l'iter parlamentare

SENATO: Resoconto sommario n. 150 del 21/04/2010, Il ruolo dei nonni rispetto ai nipoti

Interrogazione Rita Bernardini, mercoledì 8 settembre 2010

La Sen. Donatella Porretti, per i diritti dei figli, Leggi l'intervento

Il pensiero del Dr. Gaetano Annunziata, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione in merito al ddl 957   Leggi

 

 

 

Cominciato l'esame del 957

19/04/2010 - 18.01

La Commissione Giustizia del Senato, nella seduta pomeridiana del 21 Aprile, ha cominciato l'esame del DDL 957 (c.d. Condiviso Bis).

La Relatrice Sen. Alessandra Gallone (peraltro membro della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza) ha esposto la relazione introduttiva, osservando preliminarmente come il disegno di legge in titolo intenda porre rimedio a talune delle criticità emerse nel corso degli ultimi quatto anni nell'applicazione della legge n. 54 del 2006 sull'affidamento condiviso.

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Condiviso bis al Senato

Comunicato stampa 

 

Roma 19 aprile 2010 - Calendarizzato presso la Commissione Giustizia del Senato il ddl 957, comunemente indicato come « condiviso bis », poiché rivede le norme sull’affidamento dei figli introdotte dalla legge 54/2006, oggi in vigore. La discussione del provvedimento inizierà mercoledì 21 e ne sarà relatrice la sen. Alessandra Gallone, del PdL.

Il testo nasce da uno studio dell’associazione Crescere Insieme, dalla quale era pure partita la precedente riforma, che ha constatato una applicazione riduttiva e disomogenea della legge 54, dimostrata anche dai recenti dati Istat che, ad es., hanno evidenziato a Torino l’80% circa di applicazione dell’affidamento condiviso, anche solo di nome, a fronte di un 40% circa a Catania. Secondo il nuovo testo non potranno più essere stabiliti affidamenti detti “condivisi”, ma che vedono i figli collocati permanentemente o quasi presso un solo genitore, al quale è rimessa ogni responsabilità e cura nei loro confronti. Si introduce, infatti, il diritto del figlio ad avere domicilio presso entrambi i genitori e a frequentarli per quanto possibile pariteticamente, affidato alle cure e alla responsabilità di entrambi.  Inoltre, la forma diretta del mantenimento dei figli trova inequivoca definizione attraverso l'indicazione di capitoli di spesa da rimettere alla competenza dell'uno o dell'altro genitore. La tutela dei diritti dei figli di coppie coniugate e non sposate trova una completa unificazione sul piano della competenza presso il tribunale ordinario, mentre la mediazione familiare esce dal limbo di una facoltativa segnalazione del giudice a ostilità già iniziate – di dubbia efficacia - collocandosi come passaggio preliminare, obbligatorio sotto il profilo dell'informazione, presso un centro accreditato, condizione di procedibilità per le coppie in disaccordo.

Andrea Bocelli, testimonial d’eccezione del provvedimento e già strenuo sostenitore dell’affidamento condiviso, ha espresso vivo compiacimento e soddisfazione per l’iniziativa del Senato ed ha auspicato la rapida approvazione delle nuove norme.   

Marino Maglietta (Pres. Ass. Naz. Crescere Insieme)

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