Mediazione familiare: perché crederci

La mediazione rappresenta da sempre uno strumento di pacificazione e di rispetto in tutti gli ambiti della vita umana, sia quando si parla di conflitti tra i popoli sia a livello del piccolo gruppo, in particolare nella scuola e nella famiglia.

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Pro e contro la parità dei diritti e dei doveri

Voci pro e contro la parità dei diritti e dei doveri dei genitori nei confronti dei figli

Una società civile prima di emanare le proprie regole si confronta e discute; poi, una volta che le ha stabilite, le rispetta e, se non vanno bene, le cambia, ma sempre utilizzando le regole che si è data per cambiarle.  Sull'affidamento dei figli, dopo 12 anni di discussioni sul pro e il contro dei vari modelli, è stata introdotta la regola secondo cui " Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi ..." (art. 337 ter c.c.).
Difficile vedere in queste regole, che si abbinano all'art. 30 della Costituzione, il "genitore di riferimento" o collocatario, come lo si voglia chiamare. Chi lo fa è in evidente difetto di fede o di intelligenza (scelga lui/lei). La prescrizione è limpida e inequivocabile.
  Pertanto Crescere Insieme, fedele ai principi dello stato di diritto, mette a disposizione dei lettori, quando capita, elementi del dibattito in corso, ma non intende contestare interventi palesemente strumentali né controbattere "interpretazioni" pseudoscientifiche di comodo costruite in ambiti in cui domina l'opinabilità. E' già abbastanza impegnata sul fronte di una magistratura che si "riscrive" le leggi invece che applicarle e di modifiche legislative attuate in violazione della Costituzione e della più elementare logica giuridica. (M.M.) 

 

Il Ministro in risposta all'interrogazione Binetti

Il Ministro della Giustizia legge in aula una risposta all'interrogazione Binetti
 sulle distorsioni applicative dell'affidamento condiviso
 
Il testo completo può essere trovato seguendo questo link , ma sembra sufficiente mettere  qui in evidenza solo alcune tra le principali inesattezze della replica del Ministro, stralciandone il passaggio più significativo.
    Sorvoliamo, quindi, su tesi discutibili come "gli studi di specialisti e di esperti psicologi in materia di bigenitorialità sono, allo stato, controversi e non univoci sul tema" (certo, se si pretende  il 100% ... ma quale dottrina lo raggiunge?) e limitiamoci al commento che segue al corretto richiamo all'articolo 337-ter del codice civile, che ha previsto il diritto per il minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, unitamente al diritto di ricevere cure, educazione, istruzione ed assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale: "Questa disposizione istituzionalizza e riconosce una vera e propria posizione soggettiva del minore, che diviene così, iure proprio, titolare dei diritti indicati dalla norma, con la conseguenza di una recessione dell'interesse dei genitori rispetto a quello del minore ad una piena ed integrale ricostruzione dei rapporti pregiudicati dalla conflittualità." 
   Benissimo, perfetto. Il MInistro ha letto questo passaggio con tale convinzione che non si può far altro che ritenere che gli sia stato passato da un funzionario di cui si fida. Solo che il ragionamento non torna. Certo che il diritto è in capo al minore (per la verità, per l'art. 30 della Costituzione, niente meno ..., è in capo anche a ciascun genitore, configurandosi come diritto e dovere, ma questi sono "dettagli" inutili ... :-)  ), ma chi, con conoscenza di causa, lamenta l'infedele applicazione della legge 54, lamenta proprio la violazione di un diritto, soggettivo e  indisponibile, del minore, giustificato mediante la tutela del suo interesse .... valutato da terzi, i quali, guarda caso, sono convinti in partenza, per pregiudizio, non che il genitore x o y non sia idoneo (a ciò di regola non serve guardare, visto che di regola le parti non sollevano questo problema), ma che un modello equilibrato di affidamento non faccia l'interesse del minore: l'esatto contrario della previsione della riforma del 2006. E le capacità collaborative (ovvero la conflittualità) dei genitori non c'entrano nulla (si guardi l'autore/trice della risposta il comma 3 dell'art. 337 ter, ovvero la Cassazione del 2008). Non a caso il modello sbilanciato è maggioritario in misura schiacciante e non sembra facile credere che sia prevalente l'esistenza di genitori inidonei. 
    Caro Ministro, forse qualche imbarazzo nel redigere questo compitino di risposta c'è stato, vista la sua promessa di ricordarsi del problema nella legge di riforma del tribunale per i minorenni: e allora, La preghiamo, se lo ricordi davvero! (M.M.)   
 
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