Il Ministro in risposta all'interrogazione Binetti

Il Ministro della Giustizia legge in aula una risposta all'interrogazione Binetti
 sulle distorsioni applicative dell'affidamento condiviso
 
Il testo completo può essere trovato seguendo questo link , ma sembra sufficiente mettere  qui in evidenza solo alcune tra le principali inesattezze della replica del Ministro, stralciandone il passaggio più significativo.
    Sorvoliamo, quindi, su tesi discutibili come "gli studi di specialisti e di esperti psicologi in materia di bigenitorialità sono, allo stato, controversi e non univoci sul tema" (certo, se si pretende  il 100% ... ma quale dottrina lo raggiunge?) e limitiamoci al commento che segue al corretto richiamo all'articolo 337-ter del codice civile, che ha previsto il diritto per il minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, unitamente al diritto di ricevere cure, educazione, istruzione ed assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale: "Questa disposizione istituzionalizza e riconosce una vera e propria posizione soggettiva del minore, che diviene così, iure proprio, titolare dei diritti indicati dalla norma, con la conseguenza di una recessione dell'interesse dei genitori rispetto a quello del minore ad una piena ed integrale ricostruzione dei rapporti pregiudicati dalla conflittualità." 
   Benissimo, perfetto. Il MInistro ha letto questo passaggio con tale convinzione che non si può far altro che ritenere che gli sia stato passato da un funzionario di cui si fida. Solo che il ragionamento non torna. Certo che il diritto è in capo al minore (per la verità, per l'art. 30 della Costituzione, niente meno ..., è in capo anche a ciascun genitore, configurandosi come diritto e dovere, ma questi sono "dettagli" inutili ... :-)  ), ma chi, con conoscenza di causa, lamenta l'infedele applicazione della legge 54, lamenta proprio la violazione di un diritto, soggettivo e  indisponibile, del minore, giustificato mediante la tutela del suo interesse .... valutato da terzi, i quali, guarda caso, sono convinti in partenza, per pregiudizio, non che il genitore x o y non sia idoneo (a ciò di regola non serve guardare, visto che di regola le parti non sollevano questo problema), ma che un modello equilibrato di affidamento non faccia l'interesse del minore: l'esatto contrario della previsione della riforma del 2006. E le capacità collaborative (ovvero la conflittualità) dei genitori non c'entrano nulla (si guardi l'autore/trice della risposta il comma 3 dell'art. 337 ter, ovvero la Cassazione del 2008). Non a caso il modello sbilanciato è maggioritario in misura schiacciante e non sembra facile credere che sia prevalente l'esistenza di genitori inidonei. 
    Caro Ministro, forse qualche imbarazzo nel redigere questo compitino di risposta c'è stato, vista la sua promessa di ricordarsi del problema nella legge di riforma del tribunale per i minorenni: e allora, La preghiamo, se lo ricordi davvero! (M.M.)   
 

Comune di Zolla Predosa

OGGETTO: LEGGE 54/2006. APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DELLA GENITORIALITÀ

CONDIVISA. ISTITUZIONE DEL REGISTRO COMUNALE. APPROVAZIONE

REGOLAMENTO.

IL CONSIGLIO COMUNALE

Sentita la relazione dell'Assessore Fiammetta Colapaoli, illustrativa della seguente proposta

di delibera:

<

- l’art. 4 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a norma del quale gli organi di governo

esercitano le funzioni di indirizzo politico – amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi

da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni;

l'art. 42 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 “Testo Unico delle leggi sull'ordinamento

degli Enti Locali”, che prevede le competenze del Consiglio Comunale limitandole ad alcuni

atti fondamentali;

Richiamata la delibera del Consiglio Comunale n. 36 del 28/04/2014 di Approvazione del Bilancio

di previsione per l’esercizio finanziario 2014, del Bilancio pluriennale per l'esercizio finanziario

2014/2016, della Relazione previsionale e programmatica e del Programma delle Opere

Pubbliche;

Richiamata la Convenzione sui Diritti per l’Infanzia (Convention on the rights of the child) approvata

dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989, la quale

stabilisce, all’art 9: “ Gli Stati parti vigilano affinché il fanciullo non sia separato dai suoi genitori

contro la loro volontà…………rispettano il diritto del fanciullo di intrattenere regolarmente

rapporti personali e contatti diretti con entrambi i genitori…………..”;

Tenuto conto che tali principi sono stati recepiti dall’ordinamento giuridico del nostro Paese,

con Legge di ratifica n. 76/1991;

Richiamta la Legge n. 54/2006 che:

1. sancisce il diritto del bambino ed il suo preminente interesse;

2. introduce il principio della bi-genitorialità come diritto soggettivo del bambino affinché entrambi

i genitori, anche se separati, ne siano responsabili;

3. elimina l’asimmetria tra i genitori prima giuridicamente prevista, sancendo la centralità del

minore ed il suo superiore interesse;

4. prevede che con l’affido condiviso i genitori, in quanto tali, conservino le proprie responsabilità

esercitando entrambi la potestà sui figli;

5. prevede che le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione all’educazione

ed alla salute, siano assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione

naturale e delle aspirazioni dei figli stessi;

Visto l’art. 337ter del Codice Civile il quale recita "Il figlio minore ha il diritto di mantenere

un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione

e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i propri

parenti di ciascun ramo genitoriale";

Valutato che il diritto dei figli a fruire dell’apporto educativo ed affettivo di entrambi i genitori,

con i quali intrattenere rapporti equilibrati e continuativi e dai quali essere accudito nella

sua quotidianità, si configura - per effetto dei sopra ricordati principi della Costituzione e le

prescrizioni del codice civile - come soggettivo, permanente ed indisponibile, legato alla sua

persona a prescindere dai rapporti tra genitore e genitore;

Considerato che il Comune di Zola Predosa, attraverso una serie di servizi ed attività gestiti

dall’Azienda Consortile InSieme e attraverso i propri Servizi di Sportello Pedagogico e Servizio

Il Segretario generale Il Presidente

Dr.ssa Daniela Olivi Elisabetta Martignoni

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N.RO 81 DEL 12/11/2014

Famico sostengono e promuovono attività ed iniziative di consulenza genitoriale e mediazione

familiare ed operano affinché il principio di bigenitorialità o della genitorialità condivisa sia

elemento fondante nelle pratiche di sostegno alla famiglia anche nei suoi momenti di maggiore

criticità;

Presa conoscenza come il Comune di Parma abbia avviato sul proprio territorio un progetto finalizzato

a porre al centro dell’attenzione i diritti dei minori con l’istituzione di un “registro

per la bi-genitorialità” sottolineando, in modo particolare, che ai doveri dei genitori di educare

e prendersi cura della prole in egual misura, deve essere riconosciuto ed agevolato il più possibile

il diritto di entrambi di partecipare e conoscere tutte le vicende che interessino la vita e

l’educazione dei figli;

Fatto presente, infatti, che con la disponibilità di tale registro, entrambi i genitori del minore

avranno la possibilità di registrare la propria diversa domiciliazione legandola al nominativo del

proprio figlio, in modo che le diverse istituzioni che si occupano del minore possano conoscere i

riferimenti di entrambi i genitori rendendoli partecipi delle comunicazioni che lo riguardano;

Ritenuto di condividere tale innovativa progettualità e di proporla anche alla comunità zolese

come ulteriore impegno dell’Amministrazione al sostegno della famiglia in qualsiasi sua forma;

Richiamati:

- l’art. 30 della Costituzione;

- l’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, diritti del minore;

1. gli artt. 1, 4, 7 e 8 della Convenzione sulle relazioni personali riguardanti i minori del Consiglio

d’Europa 1.9.2005, “Serie Trattati Europei n. 192”;

2. la normativa in ambito regionale e le disposizioni socio-sanitarie emanate da altri enti della

Regione, nelle quali si garantisce il sostegno ai progetti di vita delle persone e delle famiglie,

il benessere e il pieno sviluppo dei bambini, degli adolescenti, dei giovani che vivono

sul territorio e delle loro famiglie, il sostegno ad una genitorialità condivisa;

Visto il “Regolamento Comunale per l’istituzione del registro per il diritto del minore alla genitorialità

condivisa”, il cui testo è allegato alla presente deliberazione quale parte integrante

e sostanziale;

Fatta presente, così come riportato nell’art. 8 del Regolamento stesso, l’opportunità di prevedere

un periodo sperimentale al fine di valutare il prosieguo, anche con eventuali correttivi,

della nuova progettualità;

Dato atto che l’argomento in oggetto è stato presentato e discusso nella seduta della Commissione

Consiliare Servizi alla Persona del 22.10.2014;

Preso atto che il presente atto deliberativo non comporta riflessi diretti o indiretti sulla situazione

economico/finanziaria o sul patrimonio dell’Ente;

DELIBERA

- di approvare il “Regolamento Comunale per l’istituzione del registro per il diritto del minore

alla genitorialità condivisa”, formato di n. otto articoli, il cui testo viene allegato alla presente

deliberazione per farne parte integrante e sostanziale;

- di dare atto che il Direttore di Area provvederà a dare concreta attuazione al presente deliberato

con la predisposizione di tutti gli atti di gestione inerenti e conseguenti;

- di far constare che l’allegato regolamento avrà natura sperimentale per una durata di anni

uno così come meglio esplicitato all’art. 8 “Disposizione transitoria” durante il quale i

Servizi/Uffici competenti provvederanno a monitorarne l’applicazione, verificandone eventuali

criticità, proponendo modifiche e/o integrazioni;

– di prendere atto che la presente deliberazione non comporta riflessi diretti o indiretti

sulla situazione economico/finanziaria o sul patrimonio dell’Ente.

Il Segretario generale Il Presidente

Dr.ssa Daniela Olivi Elisabetta Martignoni

Detenzione domiciliare speciale alle madri recluse per reati gravi

CORTE COSTITUZIONALE

Detenzione domiciliare speciale alle madri recluse per reati gravi, anche se non collaborano con i pm Giusto ... ma... l'uguaglianza di genere?

Illegittima la norma che non esclude dal divieto i benefici penitenziari per le condannate con figli sotto i dieci anni: l’interesse del minore prevale sulla lotta alla criminalità
di DARIO FERRARA, tratto da Cassazione.net 
GIOVEDI' 23 OTTOBRE 2014    

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