Dio, Patria, Famiglia

Rai 3 e il ddl 735 – Lettera aperta alla redazione di Presa Diretta

Davvero interessante ed esemplare il servizio di Rai 3 di lunedì 28 sul ddl 735. Se lo scopo era quello di segnalare e ridicolizzare alcune indifendibili posizioni, è stato sicuramente raggiunto. E in effetti il titolo "Dio, Patria, Famiglia" lo fa pensare. Pazienza se per ottenere più facilmente il risultato scandalizzando il pubblico (supposto disattento) sono state utilizzate alcune evidenti forzature, come quella di ospitare un altissimo magistrato che dichiara “di non avere mai osservato in 30 anni di carriera una sola falsa denuncia”. Senza voler affatto sostenere la tesi contraria, se è così ha lavorato proprio male. O avere fatto comparire l’Istat a sostanziale giustificazione della prassi attuale attraverso l’intervista di una ex dirigente notoriamente schierata; l’Istat, che ha ufficialmente denunciato in un proprio ufficiali report (novembre 2016) il completo tradimento della legge 54/2006, con tale convinzione da modificare le proprie schede segnalando le devianze nell’opuscolo di accompagnamento. O avere mandato in onda senza contraddittorio una descrizione del mantenimento diretto e dei suoi effetti tecnicamente errata. Giusto per fare qualche esempio. Ma certamente nel ddl 735 le criticità non mancano, per cui è condivisibile la conclusione che l’argomento necessiti di una sostanziale riscrittura.

Il rammarico, dunque, è un altro. Si è persa una splendida occasione – vista l’indubbia abilità della Redazione (in particolare complimenti a Giulia Bosetti, che ha ascoltato paradossali sortite senza battere ciglio, o quasi) - per far conoscere al grosso pubblico i termini del problema e la loro autentica valenza. E' mancata del tutto, infatti, la descrizione delle ragioni profonde e autentiche di malessere legate all’attuale gestione delle separazioni da parte delle istituzioni, che hanno fatto sì che dalla pdl dell'Italia dei Valori del 2007 (n. 2231) fino a oggi il Parlamento abbia dovuto di continuo occuparsi della materia e reiteratamente avviarne la discussione. Sono tanti anni – quando ancora l’avv. Pillon non era in Parlamento e non c’erano governi giallo-verdi - che se ne deve discutere; e su questo si è sorvolato.  Praticamente, è sembrato che l'alternativa fosse tra il ddl 735 e lasciare le cose come stanno, saltando a piè pari 12 anni di proposte assolutamente meritevoli di attenzione, come quelle del PD: pdl 1495 e ddl 2049 della scorsa legislatura; tra le tante, tutte dagli stessi contenuti e di ogni parte politica.

Sembra a Crescere Insieme che, oltre alla segnalazione di posizioni non condivisibili, a chi soffre realmente il problema sarebbe stato opportuno offrire anche delle soluzioni. Che fortunatamente esistono. (Marino Maglietta, presidente dell’ass. naz. Crescere Insieme).

 

L'addio a uno degli amici più stretti di Crescere Insieme

Domenico Musu non è più fra noi

Domenico, uno dei militanti più fedeli e impegnati, di quelli che rinnovano anno dopo anno l'adesione e si attivano per organizzare iniziative all'interno del loro raggio di azione, ci ha lasciato. Il commento di chi ha interesse a non assumersi responsabilità dirà che è avvenuto per sua scelta. Ma così non è. Domenico si è battuto per i suoi figli con ogni energia, impiegando intelligenza e volontà. Per anni è stato responsabile per la provincia di Pisa e per anni ha bussato alla porta delle istituzioni chiedendo di poter fare il padre e segnalando le difficoltà familiari che incontrava. Inutilmente. Da circa otto anni non vedeva più i figli ed è caduto, comprensibilmente, in depressione; fino a che, a dispetto dell'aiuto medico ricevuto, si è tolta la vita. Nessuno pagherà per la sua morte; tutti si sentono estranei ad essa. E formalmente lo sono. Non si parlerà di "maschicidio" legale, che neppure è contemplato. Ma la sostanza è diversa. Domenico aveva tutti i requisiti per ottenere la tutela delle istituzioni, quell'investitura, accompagnata dalle giuste sanzioni, che gli avrebbe perso di risolvere il problema. Ma così non è stato.  Ti salutiamo, allora, Domenico, amico caro, dicendoti però di stare tranquillo che continueremo la lotta per cambiare le cose. Anche per te.

Marino Maglietta 

 
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