La bigenitorialità, l’affidamento condiviso e le violenze familiari

La legge 54/2006 ha avuto un percorso durissimo e ravagliato, incontrando accanite resistenze, agite soprattutto da una parte dell’avvocatura e da un certo tipo di “femminismo” (così si autodefinisce), arcaico e autolesionista. Questo, infatti, persiste nel considerare irrinunciabili i momentanei vantaggi economici e poteri gestionali derivanti da una infedele lettura sbilanciata dell’affidamento condiviso che discrimina i genitori, consegnando i figli alle madri in misura di regola schiacciante, con ciò privandole a titolo definitivo di qualsiasi possibilità di carriera e di decente vita personale.

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A 18 anni l’assegno si dà al figlio: lo dice la Cassazione

 

Firenze, 29 agosto 2020Comunicato Stampa - La fase attuale del diritto di famiglia vive un profondo ripensamento delle relazioni interne alla famiglia separata, che avvicina decisamente la prassi alle indicazioni del legislatore del 2006, quando venne introdotto l’affidamento condiviso. Finora, infatti, la contestatissima designazione di un genitore “collocatario” della prole rispetto al quale l’altro fruisce solo di un arcaico “diritto di visita” aveva fatto gridare allo scandalo e classificare l’affidamento condiviso come “legge tradita”, ma con la doppia domiciliazione dei figli presso entrambi i genitori, prevista dal Registro della Bigenitorialità introdotto da un numero sempre più elevato di Comuni, le istituzioni sono obbligate a dialogare pariteticamente con entrambi.

Queste iniziative si sposano felicemente con una recentissima rivoluzionaria svolta della Suprema Corte che con l’ordinanza 17183 (14 agosto 2020, rel. L. Nazzicone) reinterpreta le norme in materia di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti economicamente, evidenziando i concetti di progressiva autoresponsabilità dei figli, parità di diritti e doveri dei genitori, contrasto agli abusi e all’assistenzialismo. In particolare, mentre si nega ai figli il diritto di essere mantenuti a tempo indeterminato dai genitori, magari giustificando l’inerzia con l’inadeguatezza delle occasioni di lavoro presentatesi, si afferma che “il raggiungimento dell’età maggiore … implica l’insussistenza del diritto al mantenimento”, salvo che il soggetto non dimostri (ad es., per l’incompleto corso di formazione) di non essere legittimamente in grado di provvedere a se stesso. Si inverte, quindi l’onere della prova: non è l’obbligato a dimostrare il cessato stato di bisogno, ma il beneficiario il suo permanere. In questo modo il figlio torna protagonista della propria esistenza e cessa di farsi pilotare dal genitore. In altre parole, la Cassazione evidenzia che i 18 anni sono “quell'età in cui si cessa di essere ragazzi e di accettare istruzioni ed indicazioni parentali per le proprie scelte di vita, anche minuta e quotidiana, e si diventa uomini e donne”. Per legge vigente, visto che a 18 anni si acquista la piena capacità di agire (eleggere il Parlamento, portare una pistola…). Tutto questo modifica anche profondamente i rapporti interni alla famiglia, nel senso che legittima la gestione diretta delle risorse da parte del figlio, cui sono destinate, negandola al genitore che, in forza della convivenza, voglia prenderle in mano. Di conseguenza, non solo quest’ultimo non avrà più titolo per agire in giudizio contro il genitore obbligato, ma un versamento del contributo nelle sue mani potrà essere contestato dal figlio maggiorenne, dichiarando di “non avere percepito alcunché”: mentre oggi per effettuare direttamente il versamento a favore del figlio occorre l’autorizzazione del giudice. Di conseguenza diventerà meno appetibile la condizione di “genitore collocatario “, con più che probabile riduzione del contenzioso, come afferma l’ordinanza: “occorre sin d'ora osservare come la questione si ponga in generale, fuori dalla specifica situazione di una crisi coniugale; dove, sovente, il reale conflitto che emerge e gli interessi sottesi, che impropriamente giocano un ruolo, sono quelli tra i genitori, non con il figlio maggiorenne ormai adulto. E l'estraneità del tema al rapporto fra i genitori risulta in modo incontrovertibile dal diritto positivo: l'assegno "è versato direttamente all'avente diritto." “.

 

Una svolta epocale, che gioca di anticipo rispetto alla politica la quale, proprio in un momento di forte dialogo con gli elettori, si vede invitata ad accogliere e tradurre in norme sollecitazioni che non vengono più solo da un popolare disagio, ma anche dallo stesso sistema legale. (Marino Maglietta, presidente Ass. Naz. Crescere Insieme)

 

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Affido, Maglietta: Legge 54 tradita in lettera e spirito

Su ascolto minore "magistratura adegua norma a sue inadempienze"

(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 9 giu. - La legge 54/2006 sull'affidamento condiviso e la bigenitorialita' 'e' stata completamente tradita, e non siamo soltanto di fronte a un'interpretazione lecita che tradisce solo lo spirito della legge, ma proprio la lettera'. Il 'j'accuse' proviene direttamente dall'ideatore ed estensore della legge 54/2006 sull'affido condiviso, Marino Maglietta, intervistato dall'agenzia Dire, anche presidente dell'associazione nazionale 'Crescere Insieme'. Dodici, infatti, gli anni che il giurista ha aspettato per vedere approvata la legge nel 2006: 'Quattro legislature e resistenze inaudite da parte del sistema legale'. La 54/2006 disciplina il principio 'per cui entrambi i genitori hanno il diritto e il dovere a provvedere all'educazione, l'istruzione e il mantenimento dei figli, anche al di fuori del matrimonio'.

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La frequentazione dei figli nell'emergenza Virus: riflessioni e suggerimenti

 

Marino Maglietta

 

Recenti decisioni sulla stessa materia, ovvero la disciplina della frequentazione all’interno delle famiglie separate nell’emergenza creata dal diffondersi del coronavirus, hanno messo in luce possibilità di approccio fortemente divergenti.

In sostanza, il problema che viene posto è quello della possibilità di conciliare il diritto, nonché l’esigenza, dei figli di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, che in regime condiviso sono entrambi affidatari, con quella di non mettere a rischio la loro salute nel momento in cui si rispettassero gli spostamenti previsti dal magistrato. In questa situazione, bisogna riconoscere che la scelta del governo, attraverso decreti e successivi chiarimenti pubblicati sul stesso del governo, è esente da critiche. Il potere esecutivo, infatti, era logico che stabilisse di attenersi alle disposizioni del magistrato, nella convinzione che i genitori avrebbero osservato ogni regola di prudenza nello spostare i figli da una casa all’altra, conformemente alle raccomandazioni dei decreti stessi. I decreti (tutti), pertanto si limitano a comunicare che nella propria ponderazione di rischi e benefici associati al mantenimento della frequentazione prevalgono i secondi, e quindi che i contatti tra genitori e figli non devono essere modificati.

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